Una dichiarazione del coordinatore nazionale degli assessori regionali all’energia causerà probabilmente una serie di polemiche che forse saranno controproducenti per lo sviluppo dell’energia eolica.
Sviluppo sicuramente auspicabile purchè non sia solo di impianti (come ha recentemente “denunciato l’Espresso”) per usufruire di finanziamenti o per poter continuare altrove a produrre elettricità bruciando fossili, ma soprattutto di energia verde prodotta.
Per il coordinatore nazionale “il problema, per la crescita delle rinnovabili, è legato ai vincoli sul territorio, ad esempio quelli delle Zone a protezione speciale – Zps”, che sono quelle aree avente preminente interesse naturalistico, nonché ambientale e paesaggistico.
Il sacrificio di queste zone dovrebbe essere preso in considerazione solo dopo l’esaurimento di tutti gli altri siti “liberi” e non, come sembra intendere l’assessore, “a priori”, anche quando la zona non è compresa (colore rosso nelle mappe eoliche) in quelle ad alta intensità di vento.
E ci sono casi specifici dei quali parla l’assessore marchigiano. “L’eolico è la fonte più promettente, ma è vietato nelle Zps – dice Giaccaglia – se manteniamo tutti gli attuali vincoli sarà difficile far sviluppare l’eolico, eppure è la fonte che ha il minore impatto ambientale, è privo di emissioni gassose, di emissioni elettromagnetiche e con bassissimo inquinamento acustico, anche se ne ha uno visivo”.
In Italia, auspica il coordinatore delle regioni sull’Energia, “l’eolico si dovrebbe sviluppare come l’idroelettrico“, forse dimenticando, l’assessore, che anche le dighe idroelettiche fatte ad ogni costo sono costate le migliaia di morti del Vajont.









