L’attribuzione ai Comuni delle funzioni catastali è un’opzione non prevista dalla legge. Sulla base di quest’argomento i giudici della II sezione del Tar Lazio hanno accolto un ricorso proposto da Confedilizia che chiedeva l’annullamento del decreto con il quale il presidente del Consiglio dei ministri il 14 giugno dello scorso anno ha dato avvio al cosiddetto decentramento verso i Comuni delle funzioni relative al catasto.
Il decreto, come si ricorderà, definiva differenti modelli alternativi per la gestione del catasto a livello locale, introducendo la possibilità di una decisione finale e di una responsabilità esclusivamente comunale nella determinazione degli estimi dei singoli immobili.
Nello specifico veniva contestata la possibilità dei Comuni di determinare gli estimi catastali, ritenendo Confedilizia che il ruolo dei Comuni dovesse limitarsi alla sola ‘partecipazione’ alla determinazione degli estimi.
“L’attribuzione ai Comuni dell’esercizio della potestà autoritativa di procedere al classamento e quindi alla definizione della relativa rendita catastale – si legge nella sentenza diffusa ieri – costituisce un’opzione non prevista dalla legge nell’ambito del trasferimento di funzione catastali, atteso che tale assunzione diretta di competenze è esclusa dalla nuova formulazione” di alcuni articoli del decreto legislativo che regola la materia”.










