Con 18 voti favorevoli della maggioranza e dieci contrari dell’opposizione, il Consiglio regionale dell’Umbria ha “ritoccato” la legge sulle Comunità Montane per adeguarla ai principi della legge Finanziaria del Governo.
Le novità più sostanziali riguardano le spese per i politici amministratori. La Giunta della Comunità montana, sarà composta dal Presidente e da non oltre tre assessori, scelti tra i sindaci o gli assessori dei Comuni aderenti. La Giunta verrà eletta dal Consiglio della Comunità montana su proposta del presidente, con riferimento allo Statuto.
L’indennità prevista per il presidente della Comunità montana è pari al 50% di quella prevista per i sindaci dei Comuni ricompresi nella classe da 10 mila a 30 mila abitanti. Ai componenti la Giunta della Comunità montana spetta una indennità pari al 50% di quella dei componenti la Giunta dei Comuni ricompresi nella medesima classe di abitanti.
Se la popolazione del territorio montano, che è ricompreso nella Comunità montana, risulta inferiore a 10 mila abitanti, l’indennità da corrispondere al presidente della Comunità montana è pari al 50% di quella che la legge prevede per i sindaci dei Comuni ricompresi nella stessa classe di riferimento.
Ma queste somme potranno essere percepite solo se l’indennità, a cui nel caso dovranno rinunciare, di Sindaco o di Assessore nel Comune ove sono stati eletti risulterà inferiore. Se invece gli amministratori avranno le cariche suddette in Comuni con popolazione superiore a 30 mila abitanti il loro ruolo nella Comunità Montana sarà praticamente gratis.
Per la maggioranza con il disegno di legge si va nella direzione dell’attuazione della riforma già definita, mentre per l’opposizione si tratta di un’operazione di “mascheramento propagandistico”.
Dura la critica di Fiammetta Modena per la quale “la leggina serve per ammorbidire la Finanziaria del precedente Governo di centrosinistra che prevederebbe una restrizione di risorse tale che per l’Umbria significherebbe mantenere in vita soltanto due Comunità montane”.
Per Andrea Lignani Marchesani l’atto va nella direzione giusta, ma non è sufficientemente coraggioso, dovendo individuare le Comunità montane come soggetti di natura residuale.










