Un vecchio detto di un medico di Todi del primo Novecento torna purtroppo di moda per gli ultra sessantacinquenni colpiti da tumore: " Avere soldi guarire, non avere soldi morire"

La battaglia contro il cancro è ricca di annunci quasi giornalieri che però non devono illudere, in quanto le”scoperte” sono spesso annunciate per creare un clima favorevole al reperimento, difficile, di fondi per continuare la ricerca. Ma qualche notizia colpisce subito nel segno.
Come la denuncia di Silvio Monfardini, direttore della Divisione di oncologia medica dell’Istituto oncologico del Veneto a Padova, al congresso della società americana di oncologia clinica (Asco), in corso a Chicago .
Secondo il medico, farmaci anti-cancro innovativi sarebbero ‘negati’ ai pazienti anziani, nonostante gli ‘over 65’ siano ormai la maggioranza dei malati di cancro.
E’ senz’altro vero e questo potrebbe giustificare la decisione che il paziente anziano spesso soffre già di altre patologie, non di rado croniche, assume vari farmaci che possono costituire un ostacolo per le cure anticancro, è depresso, talvolta non in grado di intendere pienamente o non autosufficiente.
Ma ancora oggi molti pensano che curare un anziano anche se in buone condizioni generali ‘non vale la pena’.
E ciò perché i nuovi farmaci antitumorali hanno costi elevati e le strutture sanitarie  tendono a ridurre le spese escludendo prima di tutto gli anziani dalla prescrizione di terapie costose.
Eppure gli studi più recenti dimostrano che questi farmaci funzionano anche nei pazienti in là con gli anni, con percentuali di efficacia uguali a quelle dei più giovani, senza gravi effetti collaterali per le loro condizioni già precarie.

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