Al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), molte le novità in tema di cancro ai polmoni.
Positive le sperimentazioni in corso sia sul versante della prevenzione che in quello della cura ed anche scoperte per caso.
Un test del sangue, semplice e non invasivo, ma altamente sofisticato, promette di predire l’insorgenza di cancro del polmone nell’arco di due anni in persone con il vizio del fumo.
Il test si è rivelato in grado di scovare i segni predittivi della malattia, “con un’accuratezza dell’88% – hanno spiegato i ricercatori del Centro di oncologia integrata dell’università di Colonia – sicuramente migliorabile, ma abbastanza attendibile”. Gli stessi esperti hanno precisato che è uno “studio ancora preliminare, e sono necessarie molte altre ricerche”.
Comincerà presto, invece, la fase finale di sperimentazione un vaccino mirato contro il cancro del polmone dopo l’intervento chirurgico. Lo stesso vaccino è in sperimentazione contro il melanoma in fase avanzata, con risultati incoraggianti.
Scoperto, inoltre, in modo inaspettato un’effetto collaterale anti-cancro di un farmaco utilizzato per l’osteoporosi. Nelle donne operate per tumore del seno in fase iniziale, riduce il rischio di ricomparsa della neoplasia.
Lo dimostra uno studio austriaco che ha coinvolto 1.803 pazienti, dimostrando che grazie all’acido zoledronico in aggiunta alla terapia ormonale, si riduce del 35% il rischio che il tumore riprenda piede.
Affamare i tumori per batterli è invece una delle strade più recenti percorse dalla ricerca oncologica, con farmaci anti-angiogenesi.
Agisce con questa strategia, privando i tumori dell’apporto di sangue necessario per crescere e diffondersi, una nuova molecola in sperimentazione contro due ‘big killer’: il cancro del polmone e del rene.
Pazopanib – questo il nome della molecola – è stato testato, per ora, su 35 pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (la forma più diffusa), non ancora trattati e candidati all’intervento chirurgico.
Dopo il trattamento, la massa tumorale – misurata anche prima della terapia con una tomografia compiuterizzata ad alta risoluzione – è diminuita nell’86% del campione (30 malati), aumentando invece solo nel 17%. Lo studio ha coinvolto 8 centri in diversi Paesi, fra cui Stati Uniti, Israele e Spagna.
Sulla base di questi risultati, si passerà alla fase finale di sperimentazione, su un numero più ampio di malati.










