Anche in Italia le patatine fritte stanno per sorpassare la pasta al pomodoro e si prevede un'esplosione della spesa sanitaria

Se n’è accorto anche il “Wall Street Journal Europe”, che gli italiani sono messi proprio male ed ogni giorno che passa sono costretti ad orientarsi verso il cibo “globalizzato” abbandonando la sana dieta mediterranea.
Ma, forse la diagnosi delle cause di questo arretramento dell’Italia non è solo economico, come sembra ritenere il giornale in lingua inglese.
Sicuramente, come nel caso riportato dal giornale, una pensione di 678 dollari (440 euro) non basta più per coprire i prezzi crescenti della pasta, e quindi la borsa della spesa si riempe solo con cibi poco costosi e trattati: vere e proprie “schifezze”.

Gli italiani mangiano (il giornale scrive: cenano) sempre più spesso con alimenti di basso costo e molto trattati, pieni di grassi, zuccheri e sale.
La consumazione di questi cibi può accelerare il trend verso livelli più alti di diabete e cardiopatie e, allo stesso tempo, aumentare ancora i già alti costi per una buona salute.
Alcuni, notando che negli Stati Uniti e in Europa i casi di obesità sono cresciuti tra le famiglie con bassi stipendi, si preoccupano che poche persone possono permettersi frutta e verdura, che aiutano ad avere una salute migliore.
Tra i prezzi dei beni, questi alimenti freschi sono più suscettibili a crescere, così come l’energia, che rappresenta una più piccola percentuale dei costi dei cibi trattati.

In Italia i prezzi del cibo sono saliti del 5,7% in un anno, incluso il 7% dei prezzi della frutta e il salto del 20% della pasta,
all’incirca tanto ripido quanto il 26% dell’aumento del costo della benzina.
Secondo uno studio della Confederazione italiana dell’agricoltura, dal 2006 sei famiglie su dieci in Italia hanno dovuto ridimensionare i loro pasti in risposta alla crescita dei costi dei prodotti freschi. Un vero crollo dei consumi per il pane (-5,5%), la pasta (-2,5%) e le verdure (-5,5%).

Il cibo “globalizzato” è quindi anche poco sano. Secondo i nutrizionisti, gli alti prezzi stanno lentamente accelerando una problematica tendenza in campo sanitario. Oltre il 12% degli italiani adulti era obeso nel 2005, in base alle ultime stime disponibili dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più alto rispetto al circa 7% che si registrava in Italia dieci anni prima. E l’ultima stima dell’OMS precede la recente impennata dei prezzi alimentari.
Mentre la pasta al pomodoro perde terreno contro le patatine fritte, il basso livello dell’obesità che si registrava in Italia sta salendo tra i bambini. Circa l’1% dei preadolescenti è oggi in sovrappeso o obeso, e ciò li rende, secondo i ricercatori dell’Unità Internazionale per la Lotta all’Obesità, i più grassi d’Europa.

Ma non è solo l’alto prezzo della dieta mediterranea a causare problemi. Tutta la vita in Italia si sta orientando verso uno stile frenetico, i luoghi di lavoro sono sempre più lontani (considerando anche l’intasamento del traffico) dalle abitazioni. Non si torna a casa per pranzo perché non c’è tempo per mangiare e tornare al turno pomeridiano sempre più esteso ed allora si mangia quello che si trova, che quasi mai è naturale in tutti i suoi componenti.
E la cena non va meglio perché, molte volte, non c’è stato il tempo di acquistare alimenti freschi e non c’è tempo e voglia di cucinarli.
Sabato e Domenica le cose vanno un po’ meglio, ma cinque giorni in cui si è mangiato in modo disordinato non si recuperano ed inoltre quei cinque giorni inducono abitudini alimentari che poi è difficile rimuovere.

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