Sono poco più di 308 mila i giovani che nell’anno accademico 2006/07 si sono iscritti per la prima volta all’Università (oltre 16 mila in meno rispetto all’anno precedente). Il deciso calo del 2006/07 (-5%) conferma la tendenza già rilevata nel 2005/06 (-2,3%) e nel 2004/05 (-1,8%).
Nel 2006/07 la gran parte delle immatricolazioni (83,9%) si è indirizzata verso i corsi di durata triennale, mentre il 15,1% delle matricole ha scelto i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura, le lauree magistrali in giurisprudenza ecc.) e l’1% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente il gruppo insegnamento).
Sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all’Università dopo il diploma di scuola superiore (74% contro 63%): su 100 immatricolati le ragazze sono 56, mentre i ragazzi sono 44.
I gruppi insegnamento, linguistico e psicologico sono quelli in cui la presenza femminile è particolarmente alta (oltre l’80%); nei gruppi difesa e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario,è maggiore il peso della componente maschile.
Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: il 19,9% degli immatricolati nel 2005/06 non si è reiscritto nel successivo anno accademico (una quota sostanzialmente stabile rispetto a quella degli ultimi anni).
Gli abbandoni più consistenti si registrano per i corsi del gruppo geo-biologico (il 28,8% di iscrittiperduti nel passaggio dal 1° al 2° anno), chimico-farmaceutico (26,0%) e scientifico (25,8%); viceversa, sono particolarmente ridotti per i gruppi architettura (7,2%), educazione fisica (11,9%) e psicologico (12,0%).
Nel 2006 il 66% dei 271.115 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha terminato gli studi fuori corso.
In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale
si registra un’alta quota di laureati in corso (50,4%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 10,1% si è laureato nei tempi previsti.
I corsi di laurea lunga che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo
Ingegneria: Ingegneria meccanica (a tre anni dalla laurea l’88,5% degli ingegneri meccanici ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88,2%) e Ingegneria chimica (85%). Buone prospettive occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (81,7%), Economia aziendale (76,6%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,3%).
I laureati che hanno più difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico (svolgono un lavoro continuativo soltanto in circa 24 casi su 100); seguono i laureati dei gruppi giuridico (38%), educazione fisica (46%), geo-biologico (47%) e letterario (49%).
La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (53 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro.
Per i laureati dei gruppi educazione fisica e letterario, invece, la limitata diffusione di un’occupazione continuativa dopo la fine dell’Università si deve, almeno in parte, all’inizio di attività lavorative prima del conseguimento della laurea, che fanno attestare l’occupazione complessiva su valori superiori alla media (pari rispettivamente al 77 e al 75%).
I corsi di laurea breve che consentono un inserimento lavorativo più facile riguardano le professioni infermieristiche e ostetriche (ben il 72,3% dei laureati ha un’occupazione continuativa iniziata dopo la laurea), le scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) e le scienze e tecnologie informatiche (66,6%).
Sono superiori alla media anche le percentuali di occupati relative ai laureati in scienze della mediazione linguistica (61,6%) e in disegno industriale (60,3%).
I laureati in corsi brevi che incontrano maggiori difficoltà a lavorare stabilmente sono invece quelli del gruppo giuridico (soltanto 22 su 100 hanno un lavoro continuativo dopo il conseguimento del titolo); seguono i laureati dei gruppi geo-biologico (31,3%), psicologico (31,9%) e letterario (35,3%).








