“Così andai su per lo scalon primaio,/su pel secondo, che’l triennio nostro cinghia/e tanto più dolor, che punge a guaio./Stavvi lo Frà orribilmente e ringhia:/essamina le colpe ne l’intrata;/giudica e manda secondo ch’avvinghia”.. Chissà cosa avrebbe pensato Dante nel leggere i versi della sua Divina Commedia così rimaneggiati? Lo “scalon primaio” altro non sono che le prime due rampe di scale del Liceo Classico di Todi, “lo Frà” altro non è che il preside Francesco Tofanetti, qui rappresentato come il giudice infernale che ringhia orribilmente e giudica gli studenti ritardatari, attorcigliando la coda attorno al corpo tante volte quanti sono i minuti che questi dovranno attendere prima di esser liberi di uscire da scuola.
Questo è solo l’inizio della rivisitazione del Canto V dell’Inferno fatta da Giacomo Troianiello, quasi ventenne, ex-studente del Liceo Classico, che si è messo al lavoro per rendere un omaggio, in primis al Preside Tofanetti, a cui è stata regalata questa piccola opera durante la consueta consegna dei diplomi svoltasi nelle scorse settimane, quasi un regalo in anticipo per il suo imminente pensionamento.
Omaggio che però Giacomo ha voluto trasferire poi a tutta la scuola, in particolare in ricordo del Prof. Marcello Mariani, colonna storica della biblioteca del Liceo e venuto a mancare ormai due anni fa, il quale avrebbe desiderato tanto riscrivere l’intero Inferno proprio riferendolo al Liceo.
Il senso di questo omaggio è specificato dall’autore alla fine del testo: “Non sempre c’è occasione per dirlo ma l’attaccamento ad una comunità di studenti, professori e dipendenti come quella del Liceo Jacopone da Todi ci ha formato dentro e non sarà semplice, speriamo mai volontario, dimenticarlo o semplicemente ignorarlo”.
Giacomo ha iniziato quest’opera partendo dal canto che, secondo lui, “meglio si adattava ad essere rivisitato”. E allora se Minosse diventa il Preside Tofanetti, Virgilio è la Prof. ssa Emanuela Brunelli. Dante è uno studente immaginario che entra al Liceo Classico e si imbatte negli studenti della classe III^ A dell’anno scolastico 2006/2007, che qui diventano i penitenti.
Paolo e Francesca sono Giacomo stesso e il suo compagno di banco Marco Lucio Cerquaglia: “Quali ghiri dal sonno chiamati “cari”/con i busti chinati e fermi al dolce lido/portan riposo, con la mente ai mari;/cotali dormon ove pur Cristina ha il nido,/venendo scossi per l’aere maligno, /sì forte fu della docente l’affettüoso grido”.
Bellissima la parte dedicata alla notizia dell’esame di maturità, che è poi anche la conclusione del canto: “Quando capimmo dell’esame l’avviso/esser formato da una mole scioccante,/ognuno dall’altro si sentì diviso, di ciascun la bocca si fece tremante./Galeotto fu l’annuncio e chi lo scrisse:/da quel giorno ogn’or studiammo avante»./Mentre che l’uno scolaro questo disse,/l’altro piangëa; sì che di pietade/io venni men così com’io morisse./E caddi come corpo morto cade”.
“Ho mantenuto anche la struttura grafica del testo di Dante” ci spiega Giacomo ”con terzine a livelli differenti, anche se non ho sempre rispettato i versi endecasillabi”.
L’idea e la realizzazione sono veramente lodevoli: “vorrei poter continuare, ma una cosa del genere richiede molto tempo, una media di sei ore per due pagine”.
Ci auguriamo che Giacomo trovi il tempo e, magari, anche qualche compagno volonteroso che lo aiuti a completare un lavoro iniziato davvero in maniera ottima.










