Mentre proseguono gli interrogatori, cresce l'attesa per le decisioni del Pd e della Giunta Cozzari: Rifondazione comunista chiede una linea più dura
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Mentre proseguono secondo programma gli interrogatori di garanzia delle persone agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura sull’appalto dei lavori pubblici, e mentre si attende ad ore la nomina da parte della Provincia di Perugia della commissione d’inchiesta interna e dei sostituti dei dirigenti e dei funzionari sospesi (nei confronti dei quali ha aperto un fascicolo anche la Corte dei Conti per i danni operati all’erario), si registra sulla vicenda una forte presa di posizione del consigliere regionale di Rifondazione comunista Stefano Vinti, che rimbomba nel silenzio in cui sembra rientrato il Pd (al cui interno non mancherebbe chi chiede una linea più netta, a partire dall’uscita dalla Giunta dell’assessore Fioriti).

Sul fronte giudiziario, il gip Claudia Matteini e il pm titolare dell’indagine, Manuela Comodi, dovrebbero concludere entro domani gli interrogatori di garanzia (ieri sono stati sentiti Alessio Mariotti (Appalti Lazio), Francesco Pagnotta (Pagnotta Almero), Riccardo Pompili (Provincia), Luigi Sensini (Glicos di Pantalla di Todi), Ermanno Piccionne, Roberto Magnaricotte (Edilmassa di Massa Martana), Maria Simonetta Chiocci ed Ettore Marcucci (Costruttori Edili di Collazzone, ma entrambi residenti a Marsciano).

Sul fronte della Provincia di Perugia cresce la sensazione che le modalità e i tempi di reazioni siano state del tutto inadeguate rispetto alla portata che va assumendo l’inchiesta.
Il non aver assunto provvedimenti di sorta dopo gli avvisi di garanzia del 28 maggio viene vista come una grave sottovalutazione della situazione, così come ci si aspettatava la nomina della commissione interna già durante il Consiglio straordinario di sabato per dare il segno di una reazione decisa, con una sterzata precisa con l’individuazione dei sostituti per rilanciare subito l’attività dell’ente.
Di questo ci si sta interrogando anche nel Partito democratico, sempre più nell’angolo, con la completa uscita di scena di Fioriti (che è ancora assessore di Giunta seppur privo di deleghe) che potrebbe avvenire prima della fine della settimana.

Per una soluzione più drastica da quella adottata da Cozzari e avallata dal Pd c’è fin dall’inizio Rifondazione, la cui posizione diventa ancor più esplicita con la nota diffusa nel pomeriggio da Stefano Vinti nella quale chiede “una politica alternativa al predominio di cavatori, cementieri e costruttori, fondata su nuove e innovative politiche industriali”, auspicando la “riaffermazione della separazione tra politica e “poteri forti” e l’attivazione di un sistema di verifica dei lavori eseguiti dalle inchieste coinvolte”.

La vicenda di appaltopoli, sottolinea Vinti “si coagula, ancora una volta, attorno al ‘ciclo del mattone’ (…); occorre uscire con una politica alternativa dal predominio delle tre ‘C’ (cavatori, cementieri e costruttori”.
È urgente – scrive il consigliere regionale – riaffermare una netta separazione tra le sfere dell’economia e della Pubblica Amministrazione e ricostruire una nuova autonomia della politica dai poteri forti”.
Stefano Vinti definisce “la totale autonomia dei dirigenti e dei tecnici della Pubblica amministrazione, senza reali controlli” un vero problema che va affrontato.

Da ultimo l’esponente di Rifondazione indica la sua strada per uscire dall’emergenza. “Occorrono ulteriori e nuove decisioni capaci di restituire alla politica il governo effettivo della Provincia di Perugia. Il presidente Giulio Cozzari gode della nostra stima amministrativa che poggia anche sulla sua indiscussa onestà, e proprio per questo, in questa fase dove occorre la massima assunzione di responsabilità, lo sollecitiamo a valutare ogni atto ulteriore che, per quanto doloroso dal punto di vista personale, può permettere alla Provincia di Perugia di intraprendere un cammino di rinnovamento e di innovazione”.

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