Fioccano, come è ovvio, le smentite e le precisazioni dopo che oggi un quotidiano nazionale ha “spiegato” i motivi per cui i familiari di Raffaele Sollecito sono indagati.
In vero il quotidiano ha dato anche una sua interpretazione e ricostruzione dei fatti: tentativi di “pressioni sui giudici della Corte di Cassazione affinché accolgano il ricorso presentato dagli avvocati del ragazzo e interventi per togliere l’inchiesta ad alcuni investigatori scomodi”.
Quest’ultimi sarebbero stati definiti, nelle telefonate intercettate, con epiteti degni delle caricature dei gangster americani degli anni Venti.
Eppure a parlare sarebbero stati il padre di Raffaele, Francesco Sollecito, noto cardiologo pugliese, il fratello Giuseppe, la cognata Sara, la seconda moglie Mara e la figlia Vanessa,impegnati a scagionare lo studente di Giovinazzo, in carcere con l’accusa di aver ucciso, con la fidanzata americana Amanda Knox e Rudy Guede, la studentessa inglese Meredith Kercher:
Tre i personaggi eccellenti tirati in ballo.
Vanessa, la sorella di Raffaele, tenente dei carabinieri, confida al padre di aver la possibilità di raggiungere il senatore Domenico Formisano dell’Italia dei Valori. “Il senatore – dice – mi ha contattato per chiedermi un intervento a favore di una persona. Sono contenta perché così sarà in debito con me e potrò andare a Napoli a parlargli”.
Replica del Senatore. “Ricordo di aver incontrato al Senato la dottoressa Sollecito, su sua richiesta”, ma “i fatti risalgono a molto prima della sua dolorosa vicenda familiare”. L’incontro è avvenuto “in occasione di un contenzioso aperto con il ministero della Difesa, che tardava a riconoscerle l’assunzione a seguito di regolare concorso vinto e di numerosi giudizi amministrativi, anch’essi vinti. Successivamente dalla dottoressa Sollecito, divenuta tenente dell’Arma, non ho mai ricevuto altre richieste”.
Il quotidiano afferma poi che “un altro politico di spicco a cui si rivolge la famiglia Sollecito, anche grazie alla zia Sara, militante di Alleanza Nazionale, è Domenico Nania, ora vicepresidente del Senato, che, secondo i parenti di Raffaele, potrebbe interessare alla vicenda addirittura l’onorevole Renato Schifani “.
Nania precisa di aver “ricevuto la telefonata della la zia di Raffaele Sollecito (dirigente nazionale di An e conosciuta molti anni fa – dice – attraverso l’onorevole Giuseppe Tatarella) e di aver prestato ascolto ad “uno sfogo dai toni allarmati e addolorati con cui mi rappresentò la grave ingiustizia che, a suo dire, subiva il nipote, indagato e detenuto senza alcuna responsabilità”.
“In una successiva telefonata, (la zia), ancor più agitata e costernata, mi comunicò che avrebbe tentato in ogni modo di sensibilizzare quanto più personalità politiche possibili. Non ricordo se tra i politici che indicò ci fosse anche il senatore Schifani. Sta di fatto che non diedi seguito neppure a quest’ultima telefonata”.
Anche l’onorevole Giulia Bongiorno, ora avvocato del giovane, che Mara, la matrigna di Raffaele, avrebbe definito come “la signora Trentapalle” la quale“ sa come comportarsi in certe situazioni”, precisa “di aver conosciuto i signori Sollecito e di aver da loro ricevuto il mandato di difesa del figlio Raffaele ben dopo la celebrazione del ricorso per Cassazione, che è stato curato da altri legali”.
In base a queste prese di posizione il piano per “far trasferire poliziotti scomodi, chiedere l’intervento di politici di spicco, organizzare campagne mediatiche” che sarebbe stato messo in piedi dal clan Sollecito sarebbe fallito in parte e questo fallimento potrebbe far credere che in Italia, in questo momento, conoscere i potenti serve a ben poco.
Qualche successo il piano l’ebbe sul piano mediatico perché i familiari di Raffaele “contattano giornalisti e televisioni finendo per portare a Telenorba un filmato girato nel momento successivo alla scoperta dell’omicidio che dovrebbe, secondo loro, rivelare l’inefficienza della polizia scientifica”.
Ma questa mossa è sbagliata e comunque eccessiva per molta parte della opinione pubblica e dei Pm di Perugia: violazione della privacy, diffamazione e pubblicazione arbitraria di atti giudiziari e pubblicazione di immagini raccapriccianti.
Telenorba da parte sua ha smentito di aver versato un solo euro per acquisire le immagini trasmesse il 31 marzo scorso che alcun “familiare di Raffaele Sollecito ha mai chiesto a Telenorba soldi in cambio del video”, ma “ un parente di Sollecito chiese ad un giornalista di Telenorba se fosse stato possibile vendere quelle immagini ad una rete televisiva nazionale, ricevendone risposta negativa”.










