L’incidente di percorso dell’Amministrazione Ruggiano sulla variazione di bilancio per la realizzazione del lapidario ha fatto la felicità del centrosinistra di Todi, a cui la vicenda ha fornito l’occasione per togliersi dalle scarpre diversi sassolini (se non vere e proprie pietre, tanto per rimanere in tema).
Ha iniziato il coordinatore del Pd Carlo Rossini, spiegando in una conferenza stampa che l’opposizione non ha preso parte alla seduta, facendo così mancare il numero legale, poichè il Consiglio viene ormai convocato da tre volte senza la riunione preliminare della conferenza dei capogruppo.
“La responsabilità di tale deficit istituzionale – ha scandito Rossini – è tutta del presidente Pizzichini, il quale ha perpretato il ricatto che si comporterà così fintanto che verrà attaccato per il suo salto di schieramento”.
Stigmatizzato duramente tale atteggiamento, Rossini ha anticipato che restando così le cose la minoranza non si sente tutelata e non si presterà a garantire il numero legale ma dovrà essere il centrodestra da solo a farlo.
Chiusa la parentesi sul metodo, Rossini è entrato nel merito del lapidario, descritto con “un vero e proprio sperpero di denaro pubblico, con un progetto privo di analisi del bacino di utenza e di ipotesi e costi di gestione, con oltretutto l’accensione di un mutuo di 128 mila euro. E il tutto – ha concluso – mentre la stessa assessore Bergamini è andata a dire ai docenti che la scuola comunale di musica rischia di dover chiudere perchè non ci sono soldi!”.
Anche il consigliere Fabrizio Alvi, forte della sua passata esperienza sia di assessore alla cultura che di presidente del massimo consesso cittadino, ha biasimato sia il comportamento inadeguato di Pizzichini che la “mania di autosufficienza” del centrodestra, animato solo dalla ricerca dell’undicesimo voto invece che di un dialogo costruttivo.
“Sul lapidario voluto dalla Bergamini – ha spiegato Alvi – avevamo da tempo espresso dubbi e chiesto approfondimenti, preoccupati anche che nel frattempo il museo-pinacoteca e la scuola comunale di musica si stanno lasciando spegnere, ma non siamo stati ascoltati”.
“L’anatra è più zoppa di ieri”, ha sintetizzato ad effetto il capogruppo di Rifondazione comunista Andrea Caprini, evidenziando come la maggioranza sia ormai in costante apprensione una volta per Epifani e l’altra per Serafini, con Pizzichini in ulteriore spostamento verso destra.
Pollice verso anche da lui sul nuovo museo delle pietre alla Lucrezie: “l’idea proposta dalla Bergamini è all’insegna della staticità invece che del dinamismo che serve a quel luogo, per non parlare del ricorso al mutuo che contrasta con i mirabolanti annunci di Ruggiano sull’arrivo dal cielo di soldi: la loro – ha concluso – è una progettualità che assomiglia molto a quella della cordata per l’Alitalia!”.
Ancora più corrosiva la battuta di Stefano Cappelletti sul lapidario: “Potremmo dire che questa è una prima lapide sull’Amministrazione Ruggiano”.
Il capogruppo del Pd, dopo aver fatto notare “come il deprecabile passaggio di Pizzichini per nobili motivi morali” abbia aperto una competizione interna al centrodestra per rappresentare l’undicesimo voto, “con un negoziato continuo e una navigazione a vista”, ha descritto la maggioranza come “debole ma arrogante” e con un cammino difficile davanti a sè.
“Nei prossimi mesi – ha concluso Cappelletti – Ruggiano andrà ad incassare le ultime realizzazioni messe in cantiere dalla Marini e portate a conclusioni con colpevole ritardo, ma nel frattempo non è stato sviluppato un solo progetto per il futuro: invece di pensare al lapidario potevano lavorare ad un progetto serio per la riqualificazione di Cappuccini dove abitano 4.000 persone e hanno pensato di risolvere tutto con un po’ di metri di senso unico”.
Il giro di tavolo (pur presenti anche la Perni e Contessa) è stato chiuso da Alessandro Servoli, il quale ha voluto ricordare come ai tempi in cui era vicesindaco si fosse iniziato ad approntare un progetto ben più ambizioso, anche in accordo con la diocesi, per dare vita ad un polo museale allargato, soluzione che evitava aperture e gestione costose e penalizzanti.
“Esisteva uno studio preliminare del quale la Bergamini era stata messa al corrente e risulta inspiegabile come e perchè si sia voluta privilegiare una situazione tanto penalizzante per Todi“, ha concluso Servoli.











