Aumentano in misura quasi esponenziale anche in Umbria i segnali di una crisi da inflazione sempre più mordente.
Il numero dei perugini che quest’anno andranno in vacanza sarà solo il 25% degli abitanti. Anche tra gli irriducibili aumenta il numero di quelli che si indebitano per pagarsi le vacanze (in media circa 1.500 euro), con un dato in crescita di circa il 2-3% rispetto allo scorso anno.
Per il presidente di Adoc Umbria, i segnali negativi non finiscono qui: anche il 40% degli automobilisti non usa più la macchina o la utilizza solo una volta la settimana, con un consumo di carburanti che è diminuito del 28% rispetto al 2007.
Pure i saldi da poco iniziati farebbero registrare una flessione delle vendite del 20% rispetto all’inizio del periodo promozionale 2007, per una spesa di circa 70 euro a famiglia, ma il dato finale potrebbe anche essere peggiore perché una persona su tre, avrebbe proprio rinunciato ad approfittare dell’occasione dei ribassi estivi nei prezzi.
Il quadro preoccupante nel settore del commercio relativamente ai saldi emerge da un’indagine condotta in Umbria dalla Fismo Confesercenti, Federazione italiana settore moda: le vendite hanno segnato il passo in linea con la difficile situazione economica dell’intero Paese e nessuno si è precipitato nei negozi.
Solo il 16% delle attività segnalerebbe incrementi delle vendite rispetto all’anno precedente, un 28% le ritiene sostanzialmente stabili e più della metà le ha viste diminuire.
La percentuale, laddove ha fatto registrare un aumento, non ha superato il 10%, mentre dove si è registrata la diminuzione questa ha raggiunto anche la soglia del 30%.
La città che ha segnato risultati migliori è stata Perugia. Difficoltà maggiori si sono registrate in Alta Umbria (Gubbio in particolare) e Terni, nonostante proprio da questo territorio erano venute le spinte maggiori per l’anticipazione della data di inizio saldi.








