Secondo le organizzazioni agricole è da rigettare la proposta di dare nuovi contributi per l'espianto: meglio organizzarsi e fare massa critica per sfruttare l'immagine positiva dell'Umbria nel mondo

Ci risiamo con gli “stop and go” dell’Unione europea: prima danno contributi per impiantare vigneti e poi danno contributi per estirparli. In ogni caso pagano i contribuenti tutti.
Sarà pur vero, come sottolinea il tavolo delle cantine cooperative dell’Umbria aderenti a Fedagri-Confcooperative e Anca-Legacoop (che associano dieci delle undici cantine cooperative dell’Umbria ed un consorzio, raccogliendo complessivamente oltre il 40% della produzione vitivinicola regionale) che “i prezzi di liquidazione delle uve degli ultimi anni non hanno dato soddisfazioni ai soci”, ma la strada dell’estirpazione non pare quella giusta, a meno che non si vogliano eliminare le produzioni di scarsa qualità impiantate solo per usufruire dei contributi.
Risultati importanti potranno arrivare, dice il mondo cooperativo, “dall’attivazione di politiche commerciali aggreganti e dinamiche in grado di trovare larga condivisione e massa critica, in considerazione del momento propizio per l’immagine dell’Umbria vitivinicola sui mercati mondiali”. Un’immagine di un particolare prodotto che fa perno su un’immagine complessiva del territorio da cui non si può prescindere e che va salvaguardata ad ogni costo.

condividi su: