Come un felino che bracca la preda ferita, così l’opposizione al Consiglio comunale di Todi rappresentata dal Pd e dai Repubblicani europei, dopo l’attacco sul festival, incalza l’Amministrazione di centrodestra sulla vicenda del lapidario, argomento sul quale la maggioranza era venuta meno durante l’ultima seduta, “riconsegnando impietosamente Ruggiano – si legge in un documento – alla sua condizione di anatra zoppa”.
Per il Pd-Re il polo museale delle Lucrezie si sta rivelando il deflagratore della crisi, con “una parte del centrodestra che sembra condividere le perplessità e preoccupazioni dell’opposizione”.
Il primo capo d’accusa è di ordine politico generale. “A fronte di una pratica che prevede l’attivazione di un mutuo da 128 mila euro – è scritto nel comunicato – agli atti vi è soltanto una delibera della Giunta che parla di una generica “proposta” dell’assessore Bergamini. Non vi è alcuna relazione tecnico-scientifica che illustri in maniera articolata la proposta di estensione del Polo Museale prevedendo addirittura una seconda sede: manca qualunque parere della direzione regionale del Ministero (MIBAC) e non vi è alcuna relazione della Soprintendenza Archeologica”.
Le due forze di opposizione lamentano, che a fronte di un investimento complessivo di 218 mila euro, “oltre le necessarie spese di gestione e funzionamento (peraltro neppure contenute nella delibera né previste ma rinviate a meglio non identificati atti successivi)”, vi è la necessità di una “proposta tecnico-scientifica che non risulta agli atti del fascicolo”.
Ritenendo che l’assessore Bergamini agisca in Giunta “nella sua funzione propria ed eminentemente politica e non certo nella funzione di tecnico o esperto”, viene chiesto di conoscere chi ha predisposto il progetto e quali sono i pareri degli organi competenti per legge (Ministero e Regione), che doveva essere stati già acquisisti dalla Giunta comunale”.
La “memoria” messa agli atti da Pd-Mre è incalzante sulle procedure seguite. Viene contestato “il costo esorbitante dell’investimento a fronte della pochezza del progetto” e del fatto che “trattasi di materiali lapidei di minore rilevanza scientifica e culturale” e non di quelli “più significativi dal punto di vista storico che si trovano presso il museo archeologico regionale”.
Contestato anche il ricorso al mutuo, ritenendo che difficilmente “l’acquisto di strutture di allestimento (forse più banalmente bacheche) e di espositori possano avere i requisiti per essere considerati investimenti in conto capitale” come previsto dalla legge.
E contestate, pure, alcune singole voci di spesa: i 30 mila euro “destinati ad una ipotetica ditta specializzata per il trasferimento del materiale lapideo dai palazzi comunali alle Lucrezie (per lo spostamento di materiale che – è scritto – nella quasi totalità è sempre stato spostato dagli operai comunali con la supervisione della Soprintendenza)”; i 7.400 euro della campagna fotografica, ritenuta una “cifra meticolosa a fronte dell’assenza in dettaglio del quadro finanziario” ed i 4.800 euro per la stesura di testi e didascalie”.
Il lungo e articolato documento dell’opposizione si conclude con altri due paragrafi, uno fitto di domande che puntano a sottolineare gli errori di cui il progetto sarebbe portatore e l’altro incentrato sulle preoccupazioni per gli “scricchiolii dell’equilibrio finanziario, che saranno aggravati dalla vicenda ICI”.












