Ricordi personali che si aggiungono come tasselli a dare forma pubblica ad un mosaico collettivo: sono quelli che emergono, ad una settimana dalla scomparsa, intorno alla figura di Luigi Granieri.
Dopo i contributi del sindaco di Todi Antonino Ruggiano e dell’europarlamentare Catiuscia Marini, arriva la testimonianza di un imprenditore, Alviero Mariotti, la cui storia rappresenta un po’ l’emblema dell’eredità meno visibile, ma importantissima lasciata dal Commendatore di Pantalla, capace come pochi altri di fare da “incubatore” di impresa nel territorio.
“Scrivo questa lettera per ringraziarla ed omaggiarla ancora una volta di quel rispetto che le ho sempre portato; ricordo ancora quando nel 1976 entrai a lavorare alla Elcom System, ero ancora un ragazzino di 16 anni” – scrive Mariotti, oggi alla guida di una sua azienda – “senza esperienza, ma con tanta voglia d’imparare, quella voglia d’imparare che fu subito notata da lei e prontamente premiata con incarichi importanti vista la mia giovane età.
Ricordo che mi chiamò nel suo ufficio per affidarmi la responsabilità del magazzino interno, dandomi un’opportunità e mettendomi alla prova: è da lì che iniziò un cammino di fiducia e stima reciproca.
“Pretendeva motivazione ed efficienza, chiedeva molto, ma io non ricordo una volta che non mi abbia impartito un ordine senza farlo precedere da un “per favore”; certo, non sono mancati anche i rimproveri, ma sono di quelli che, essendo giusti, fanno crescere e maturare.
La ricordo ancora girare nella fabbrica, parlare con gli operai e interessarsi delle problematiche della produzione. La sua forte personalità incuteva già allora soggezione in tutti, figuriamoci in un ragazzo come me, ma è stata proprio quella che mi ha stimolato a crescere ed emergere professionalmente: sono partito da apprendista e ho avuto tutta la mia progressione, fatta di posizioni e di aumenti, senza mai chiedere niente.
Ci tengo inoltre a ricordare la sua forte disponibilità nei confronti dei dipendenti e delle loro famiglie. E non parlo soltanto dell’istituzione del fondo di solidarietà interno, una rarità per il tempo, ma anche di una sensibilità straordinaria per i casi personali. Io purtroppo l’ho toccato con mano durante un periodo familiare difficile e posso solo ringraziarla per avermi dato ogni agevolazione, permesso e facilitazione senza problemi.
Devo dirle infine grazie perché, in seguito all’opportunità datami nel 1995 di passare al settore commerciale, la mia esperienza lavorativa è andata maturandosi ancora di più, fino a quando nel 1998 ho sentito la necessità di crearmi qualcosa di mio.
Quando gliene parlai, seppur rammaricato dalla perdita della mia figura in azienda, mi incoraggiò e mi fece un discorso che ricordo come fosse ora: mi chiamò in ufficio chiedendomi se ero sicuro della scelta che andavo a fare, e mi disse che la Elcom stava perdendo uno dei suoi pilastri, ma che riconosceva che ormai ero arrivato ad essere all’altezza di dirigere un’impresa tutta mia.
Mi fece gli auguri e mi si raccomandò di non dimenticare mai le due cose più importanti della vita, la salute e la famiglia, e di non pensare solo ai soldi e al profitto.
Quelle parole mi commossero ed apprezzai tantissimo la sua soddisfazione nel vedermi realizzato, d una reazione veramente grandiosa: non tutti gli imprenditori l’avrebbero fatto! Invece Lei, anche dopo il mio licenziamento, ha sempre elogiato le mie doti ed è sempre stato orgoglioso di me, portandomi come esempio con i suoi fornitori e suoi clienti che mi conoscevano.
Le ho scritto questa lettera aperta affinchè tutti sappiano, oltre che come imprenditore, che grande persona era dal punto di vista umano.
Per questo l’ho considerata sempre un esempio non solo come imprenditore, cercando di ispirarmi a Lei anche come persona.
Un grazie di cuore, per avermi fatto diventare quello che sono e per non aver mai smesso di elogiarmi e di incoraggiarmi fino all’ultimo giorno”.










