L'ultima rapina aveva fruttato ben tre milioni di euro: i proventi dell'attività criminale investiti in terreni e coltivazioni di cannabis

L’indagine coordinata dalla Procura del capoluogo umbro, che ha consentito l’arresto di una banda di criminali dedita a rapine a furgoni portavalori, banche, supermercati, uffici postali, ha visto impegnato per 450 giorni un team di lavoro composto da cinque unità, con un massiccio il ricorso alle intercettazioni telefoniche: sono state registrate e trascritte 14.750 ore di conversazioni tra gli indagati.
Gli arresti sono stati compiuti oggi in Umbria (3), Sardegna (5), Lombardia (2), Emilia Romagna (1), Lazio (3) e Liguria (1).
Tra i fermati anche un uomo, P.P., 39 anni, nato a Marsciano, ed un altro soggetto, M.M., nato a Galtelli (Nuoro), 45 anni, ma residente anche lui a Marsciano.

Nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore della repubblica, Nicola Miriano, del pm Gabriele Paci, del comandante dei carabinieri della Provincia di Perugia, Carlo Corbinelli, e del comandante del reparto operativo del capoluogo umbro, Emiliano Sepiacci, si è precisato che la presunta associazione per delinquere era composta per lo più da soggetti di origine sarda con rapporti tra di loro definiti di “natura familiare e familistici” e che l’indagine sulla banda ha preso vigore proprio dopo la tentata rapina ad un furgone portavalori a Perugia.
Da qui l’individuazione di alcune utenze telefoniche sulle quali è stata autorizzata l’attività di intercettazione telefonica.

Così la quasi totalità della banda, escluso il presunto capo Raffaele Arzu, di Lanusei, di 29 anni, è stata fermata. Ed ora non potranno godersi né il bottino dell’ultima rapina compiuta il 30 giugno scorso sulla A14, nei pressi di Imola, da tre milioni di euro (cifra sino ad ora tenuta nascosta), né i numerosi appezzamenti di terreno che molti componenti della banda possiedono e su cui, tra l’altro, uno di loro coltivava un centinaio di piante di canapa indiana.
Gli investigatori hanno parlato di analogie fra la “ferocia militare” riscontrata nel modo di agire degli assassini del carabiniere Donato Fezzuoglio ad Umbertide e quella dei rapinatori arrestati oggi per cui, anche se non ci sono ancora precisi elementi per dichiarare chiusa l’inchiesta, le indagini proseguono per accertare definitivamente i collegamenti.

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