Da mezza cucchiara a scultore. Giuseppe Loprevite ne ha fatta di strada. E in tanti posti ha lasciato il “segno”. Tanto per capire il personaggio, è un artista ma non fa opere per vendere.
Tutto quello che ha realizzato (oltre 300 pezzi) è esposto nella sua casa di Marsciano. Se dà vita a qualcosa per gli altri non chiede nulla. Per Cittanova, suo comune di nascita, ha realizzato dei “medaglioni” per ogni personaggio che ha dato lustro alla città calabrese.
Figlio di un mulattiere e di una casalinga, Giuseppe è del 1924. Dopo le elementari impara il mestiere di muratore. A 14 anni ha già il libretto di lavoro. Prima muratore poi alla Forestale di Reggio Calabria dove ben presto passa alla sorveglianza degli operai.
La guerra risale lo stivale e nel 1945 lo fa anche Giuseppe. L’insistenza di un amico lo convince ad entrare alla Imprese Industriali Roma, impegnata a Orvieto. Con i pochi effetti personali chiusi in una cassetta di legno lascia Cittanova.
Dopo un lungo viaggio in treno, arriva sulla rupe e viene assunto come aiuto muratore. Lavora alla ricostruzione del ponte sul Paglia e pochi mesi più tardi a quella del ponte sul Tevere ad Orte. A dicembre viene mandato a Fratta Todina per raddoppiare lo stabilimento dei tabacchi della Sait.
Nel maggio del 1946 una tabacchina cattura il suo cuore. La chiamano Ada, ma il suo vero nome è Dina Tiberi e abita a Marsciano.
Il 5 giugno 1952 Giuseppe e Ada si sposano e per far festa vanno a vedere una partita della Nestor. Il fratello di Ada è Trieste Tiberi, portiere e centravanti degli anni d’oro degli azzurri.
Il lavoro è per Giuseppe una passione e così diventa prima capo operaio e poi assistente alle opere d’arte. Si sposta in varie parti d’Italia: Larderello, Ginosa, Albenga; nel 1958 è a Calenzano dove lavora all’Autostrada del Sole.
All’inizio degli anni Sessanta è promosso capo cantiere. Nel 1981 riceve dalla Camera di commercio la medaglia d’oro per la fedeltà al lavoro. L’anno successivo viene insignito della Croce di Commendatore di grazia magistrale. Il 30 aprile 1983 va in pensione e due giorni dopo diventa consulente della stessa ditta. Nel 1990 lascia definitivamente.
Nonostante il tanto girare, Loprevite la casa l’ha costruita a Marsciano, da dove nel 1996 è partito per ricevere dal presidente Scalfaro la Stella al merito e il titolo di Maestro del lavoro.
Tutto quello che aveva fatto saltuariamente anni prima diventa un nuovo “lavoro”. In un locale a piano terra ricava il laboratorio.
Per modellare la creta gli basta poco: una spatolina e i polpastrelli. Inizia scolpendo busti, poi si esprime anche con bassorilievi. Il garage assume sempre più le sembianze di una sala espositiva. Gli basta una foto per modellare un medaglione.
Papi, artisti, attori, amici, familiari: dà un’occhiata all’immagine poi si mette all’opera. Normalmente impiega una settimana per completare il lavoro. A volte, ammette, “mi bastano due giorni”.
Giuseppe non si stacca mai dal suo laboratorio. Al mattino, spesso, lo si può trovare al bar intento a far quattro chiacchiere, ma il pomeriggio, sottolinea, “sono sempre a casa”. Non riproduce mai cose astratte e spesso, come con l’ultimo Papa, consegna di persona i “medaglioni”.
Ora è impegnato con il maestro Vessicchio: da una foto presa da un giornale sta riproducendo il direttore di “Musica per i Borghi” ed appena pronta la scultura troverà il modo di regalargliela.
Ha pure proposto al Comune una galleria di personaggi famosi locali. Ma sembra che non interessi…












