Negli ultimi anni sarebbe mancato l'apporto finanziario dello Stato, per mantenere in efficenza le opere idrauliche esistenti, in attesa dell'acqua promessa dalle dighe

Col gran parlare di questi giorni, l’acqua del Trasimeno rischia di scaldarsi.
Prima c’era stato un “appello – allarme” sulle sorti del Lago, lanciato dall’ingegner Ilvano Rasimelli, per il quale “negli ultimi anni il lago ha potuto beneficiare praticamente soltanto delle acque piovane che cadono nello specchio lacustre, per il degrado di tutte le canalizzazioni idrauliche del suo bacino scolante completamente ostruite
La denuncia era stata subito ripresa dal capogruppo in Consiglio regionale dell’Umbria di Rifondazione comunista, Stefano Vinti, che rilevava come le affermazioni di Rasimelli mettessero “in discussione le tecniche di manutenzione in vigore come l’utilizzo delle draghe a rifluimento, gli apporti di acqua che avrebbe dovuto garantire la Diga di Montedoglio e la presenza nel lago di nuove specie ittiche che hanno rotto l’equilibrio biologico dello specchio d’acqua”.
Il livello delle acque è sceso a 150 cm sotto lo zero idrometrico, meno 69 centimetri rispetto al 2006. Ciò, secondo Rasimelli, fa temere un vero disastro ambientale, aggravato dal rapido declino della pesca professionale che oggi conterebbe solo 20 pescatori, in luogo dei 428 del secondo dopoguerra, ma nella nuova condizione di pescare molto meno di allora”.

Alle critiche implicite non ha risposto la Regione. L’assessore regionale all’ambiente, Lamberto Bottini, ha scritto al ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, per chiedere un incontro urgente sulla situazione di emergenza del Lago Trasimeno.
La stabilizzazione del livello del lago – secondo l’ assessore – si potrà ottenere soltanto portandovi altra acqua delle dighe di Montedoglio e di quella di Casanova sul Chiascio.
Ma intanto occorrono altre risorse (4 milioni di euro) per gli indispensabili interventi di manutenzione.
Attualmente, scrive Bottini, “le azioni poste in essere con la precedente crisi idrica (2002-2003), pur fondamentali nel risolvere alcune situazioni strutturali del comprensorio del Trasimeno, non risultano risolutive ai fini del recupero e della stabilizzazione del livello idrometrico, prima causa dello stato di degrado”.
Le maggiori adduzioni “potranno realizzarsi – ricorda l’assessore al ministro – mediante l’utilizzo, nel periodo invernale, delle acque di supero provenienti dalla diga di Montedoglio e, in prospettiva, di quelle provenienti dalla diga di Casanova sul fiume Chiascio, utilizzando la rete irrigua prevista in prossimità del bacino del Trasimeno, con la sola aggiunta di una galleria, in località San Savino, come indicato dallo studio di fattibilità commissionato al Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Perugia”.
La soluzione della crisi del lago “non può quindi che passare attraverso un impegno concreto anche da parte dello Stato.”

Bottini sottolinea, inoltre, come attualmente il Ministero dell’Ambiente non ha stanziato alcuna risorsa contrariamente a quanto avvenuto nel 2006 con l’erogazione di un milione e 200 mila euro, mentre le altre amministrazioni hanno provveduto a finanziare il fondo con 800 mila euro per far fronte ad alcuni essenziali lavori manutentori, già eseguiti.
“Sono state realizzate – ricorda Bottini – opere per un importo di oltre 146 milioni di euro, di cui circa 11 milioni per il sistema acquedottistico per il lago Trasimeno, circa 126 milioni per il sistema irriguo da Montedoglio finanziati dal Ministero per le Politiche agricole e circa 10 milioni per manutenzioni ordinarie e straordinarie. Per gli interventi di manutenzione, inoltre, da settembre 2007 ad oggi Regione Umbria e Provincia di Perugia hanno finanziato opere per circa un milione e mezzo di euro”.

Si è fatta sentire anche la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, la quale ha definito “quantomeno ingenerose” rispetto all’impegno delle istituzioni umbre alcune dichiarazioni rilasciate in questi giorni agli organi di stampa, in particolare dal presidente dell’Urat (Unione ristoratori e albergatori del Trasimeno).
“In questi ultimi due anni le istituzioni locali e la Regione – ha detto la presidente – si sono fatte carico da sole delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria del lago, senza alcun contributo da parte dello Stato. È quindi singolare che anzichè sottolineare l’assenza di quest’ultimo – ha proseguito – si attacchi la Regione Umbria che ha, al contrario, garantito un impegno diretto e una azione di coordinamento con le altre istituzioni”.

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