L'analisi della CGIA di Mestre conferma la notizia data su questo sito alcuni mesi fa; le amministrazioni locali umbre dovranno affrontare gli stessi problemi del più profondo sud, staranno meglio quelli della Calabria e della Basilicata

Se ancora c’era qualche dubbio sul fatto, segnalato su questo sito tempo fa, che l’Umbria dovrà stringere la cinghia al momento del passaggio al “federalismo fiscale” contribuisce a dare maggiori certezze l’analisi compiuta ulteriormente dalla CGIA di Mestre.
Un’analisi che accomuna i Comuni dell’Umbria a quelli più inguaiati del sud d’Italia e che segna una grossa differenza in peggio con le amministrazioni del restante centro Italia. Addirittura in Umbria si starebbe peggio che in Calabria e Basilicata.

Nel commento del segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, a seguito delle dichiarazioni del Ministro della Semplificazione normativa sulla bozza di federalismo fiscale attualmente in discussione si legge infatti “anche i comuni delle Regioni centrali – ad esclusione di quelli dell’Umbria che sfiorano un milione 800 mila euro di saldo negativo – si distanziano da quelli del Sud”.
Per questi ultimi e per l’Umbria, quindi “la maggiore autonomia finanziaria annunciata dal Ministro Calderoli sarà difficilmente sostenibile dalle amministrazioni locali”.

Rispetto ad un saldo negativo medio nazionale per Comune pari a 1 milione 132 mila euro, emergono i dati sconfortanti dei Comuni della Campania, dove la media del saldo negativo per ciascuna amministrazione è di 2 milioni 723 mila euro; e non va meglio in Puglia dove la differenza tra entrate proprie e spesa corrente è di 2 milioni 518 mila euro.
L’Umbria sta peggio della Basilicata, dove le difficoltà dei Comuni sono notevoli nel far quadrare i bilanci. In media ciascun comune lucano ha un saldo negativo tra entrate tributarie e spese correnti di un milione 301 mila euro. Mentre in Calabria si arriva a quota 1 milione 188 mila.

Cifre ben lontane da quelle dei comuni del Nord
dove si va dai 364 mila euro di saldo negativo per ciascun Comune piemontese ai 127 mila della Lombardia, dai 712 mila di quelli della Liguria ai 288 mila del Veneto ai 642 mila dell’Emilia Romagna.
Per i Comuni laziali la media del saldo negativo è di 573 mila euro, per quelli marchigiani si arriva a 636 mila euro,
per quelli molisani 626 mila euro, per quelli abruzzesi 457 mila euro, per quelli toscani 792 mila euro.

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