L'Umbria è una delle sei regioni che hanno disposto la pre-apertura, contravvenendo secondo il Club della Palomba di Todi e quello di Poggibonsi alla normativa comunitaria

Il Club della Palomba, che ha sede a Todi ed è guidato dal presidente Antonio Pinotti, unitamente al Club del Colombaccio con sede a Poggibonsi, hanno sollevato oggi, con una lettera inviata direttamente al Presidente del Consiglio Berlusconi e, per conoscenza, al Ministro delle Politiche Agricole Zaia, al Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ed al Presidente della Conferenza Stato-Regioni Errani, il problema relativo alla preapertura alla specie colombaccio che in sei regioni italiane (Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia, Toscana ed Umbria), avviene il giorno primo o due settembre.

I due Club hanno evidenziato come sia negativo procedere in forma anticipata, rispetto all’apertura generale, alla caccia al colombaccio, rimarcando, come questo fatto proietti un’immagine sinistra e negativa, di un’attività venatoria che appare, così come praticata, insensibile all’etica della caccia e del rispetto della natura, nella quale viceversa, dovrebbe trovare il fondamento e l’ispirazione.
I Club, hanno poi sottolineato il fatto che nella seduta dello scorso 21 maggio la Camera dei Deputati ha respinto la proposta di emendamento di iniziativa del Governo al disegno di legge di recepimento di obblighi comunitari che avrebbe modificato gli articoli 1-18-20 e 21 della legge quadro sulla caccia n. 157/92.
La norma, se approvata avrebbe imposto alle regioni Italiane di tenere conto nei singoli calendari venatori, ai fini della cacciabilità di alcune specie, della loro tutela in rapporto ai periodi di nidificazione e alla fase di riproduzione e di dipendenza.

I Club, hanno fatto inoltre presente che i calendari regionali che prevedono la preapertura della specie colombaccio sono in contrasto con la normativa europea e nazionale. “Infatti – si sostiene nella lettera – l’articolo 7 della direttiva 409/79 CEE, prevede in particolare che le specie soggette alla legislazione della caccia, non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e durante il periodo del ritorno al luogo di nidificazione”.

I Club, rispetto alla vicenda di cui si parla, non hanno mancato di evidenziare due aspetti quanto meno singolari. Il primo quello per cui due associazioni di cacciatori reclamino in sostanza una limitazione della propria attività venatoria, il secondo costituito dall’assordante silenzio sul tema delle associazioni ambientaliste.
A conclusione della missiva i due Club hanno sollecitato il Presidente del Consiglio e i Ministri, a voler al più presto ripresentare al Parlamento, il provvedimento relativo al recepimento degli obblighi comunitari non approvato nella seduta della Camera dello scorso 21 maggio.

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