Per gli alimentari, dicono i commercianti della piccola e media distribuzione, il 70% del mercato è appannaggio delle catene di supermercati che possono utilizzare "prezzi civetta" e fare demagogia

Il presidente di Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ha acceso la miccia e la Confesercenti dell’Umbria è esplosa con una polemica dai toni duri.
“Sulla proposta della Coop di individuare, da parte della Regione, un paniere di 200 prodotti di largo consumo e su questi attivare una politica di diminuzione dei prezzi, rispondiamo che è l’ennesima ‘trovatà per far incrementare gli incassi della grande distribuzione e non certo per tutelare i consumatori.
Diciamo questo perchè è molto facile per un grande centro commerciale, con migliaia di prodotti, fare campagne mirate su determinati prodotti. Ma chi garantisce che quanto mi viene fatto risparmiare (spesso solo sui prodotti a marchio Coop dove i margini sono ovviamente maggiori) non mi viene fatto ripagare, magari con gli interessi, su tutto il resto?”.
“Forse il presidente della Coop centro Italia, Giorgio Raggi – prosegue la nota – si è dimenticato che più del 70% del mercato alimentare è in mano alla grande distribuzione”.

Poi gli strali di Confesercenti si concentrano, dando sostanzialmente ragione alla Coop, che aveva parlato di tavoli di sole buone intenzioni,  sulla Regione che avrebbe “scelto da che parte stare, ovvero dalla parte della grande distribuzione”.
“Ai vari tavoli – osserva l’associazione di categoria – si sono fatti tanti proclami sull’insostituibile ruolo della piccola e media impresa, ma poi qualcuno getta la maschera e se ne esce dicendo che la Regione difende i consumatori e non i commercianti. Guarda caso, lo fa lo stesso giorno in cui il presidente di Coop Centro Italia lancia la sua proposta di individuare un paniere di 200 prodotti sui quali abbassare i prezzi.
Forse la Regione ignora che in Umbria ci sono più di 20.000 imprese con dietro le loro famiglie che vivono esclusivamente del reddito prodotto dalla propria azienda e dichiarare che queste non devono essere tutelate, rappresenta per la nostra associazione un chiaro segnale dell’orientamento regionale”.

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