Dai verbali dei Consigli didattici del "Ciuffelli" di Todi, riferiti al periodo tra il 1905 e il 1923, emerge un'organizzazione dell'istruzione lontana anni luce da quella di oggi, caratterizzata da una ferrea disciplina militare

I polverosi archivi delle scuole conservano non solo compiti e pagelle ma anche documenti che hanno un valore testimoniale prezioso. E’ il caso di alcuni vecchi verbali del Consiglio didattico dell’Itas “Ciuffelli” di Todi, rispuntati fuori per caso in questi giorni, con il preside uscente Giovanni Ruggiano che si apprestava al passaggio di consegne, e riferiti al periodo compreso tra il 20 ottobre 1905 ed il 1 ottobre 1923.
Andando a leggere qua e là, senza un ordine preciso, si scopre che nell’adunanza del 26 aprile 1906 viene cambiato l’orario del convitto “spostando la sveglia mattutina alle 4, mentre il riposo rimane per le ore 21. Le ore di lavoro vengono spostate dalla sera (13-17) al mattino dalle 6 alle 11, mentre le lezioni si fanno nel pomeriggio dalle 16 alle 19”.

Nel 1908 il Consiglio delibera che “agli alunni che hanno oltrepassato i giorni di licenza concessi per Pasqua, vengano tolti altrettanti giorni dalle vacanze estive”.
Nel gennaio dell’anno successivo si conviene che l’insegnamento pratico è talmente importante da decidere di “cambiare l’orario scolastico del sabato per permettere agli alunni di frequentare settimanalmente il locale mercato”.
Nel 1911, con la scuola che contempla per la prima volta i quattro corsi regolari, viene di nuovo modificato l’orario interno del convitto, che “prevede la sveglia mattutina alle 5 e 1/2 nei giorni feriali e alle 5 e ¾ nei giorni festivi”: resta immutata l’ora e mezza della mattina della domenica dedicata per l’istruzione militare, che si svolgeva sulla nomenclatura del fucile modello 91. Tale insegnamento era parte integrante dei programmi scolastici, tanto da venir incluso anche nella scelta dei libri di testo fino dal 1905.

Nel 1912 si segnala un provvedimento che mette ancora in evidenza una certa autonomia della scuola: infatti vengono concesse vacanze pasquali dal 30 marzo al 15 aprile, “perché non erano state date vacanze né per Natale né per Carnevale”.
Il 17 aprile dello stesso anno, poi, vengono anche ammoniti degli alunni che si erano presentati dopo le vacanze pasquali “vestiti in borghese anziché in divisa come prescrive il regolamento”.
Nell’anno scolastico 1917-18 su 106 allievi 11 sono in servizio militare; in aprile c’è anche una sessione straordinaria d’esami per gli alunni della classe 1900, probabilmente a seguito della repentina chiamata alla leva degli stessi, dopo la disfatta di Caporetto ed in vista della controffensiva culminata con la battaglia di Vittorio Veneto.

La guerra fa sentire i suoi strascichi: le attività didattiche dell’annata 1918-19 iniziano infatti in ritardo a causa delle “cattive condizioni igieniche della Provincia”. E nonostante ormai il conflitto bellico sia concluso, nell’aprile 1920 il Direttore prega il professor Ciotti di chiedere al capitano Boccali Ottorino di “volersi prestare quale istruttore militare”, perché negli ultimi tempi tale insegnamento era stato saltuario.
Ma i tempi già iniziavano lentamente a cambiare. Il 22 novembre 1920, infatti, gli “alunni interni si ribellano ai prefetti di disciplina perché durante la passeggiata non vogliono seguire un certo itinerario”.

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