La società europea di cardiologia (Esc), durante il congresso 2008, ed il Fondo internazionale contro il cancro rivalutano ancora una volta la dieta mediterranea rispetto a stili alimentari globalizzati

Si dice che “chi ha il pane non ha i denti” ed il detto potrebbe valere per gli italiani che fuggono dalla dieta tipica del posto in cui vivono.
Molto probabilmente la scelta non è volontaria, ma imposta da uno stile di vita americanizzato prima e globalizzato poi, che vede sempre minor tempo per consumare i pasti, in famiglia, con calma.
Una recente indagine della Fao ha rilevato che negli ultimi 45 anni la dieta mediterranea è stata gradualmente abbandonata proprio nei suoi luoghi di origine.
Sta di fatto che c’è sempre meno pane, frutta, verdura e olio d’oliva nelle case italiane. La dispensa si riempie invece di cibi grassi e ipercalorici, a tutto rischio per cuore e arterie.

La penisola è in fuga dalla dieta mediterranea: nell’ultimo anno l’hanno abbandonata ben 6 famiglie su 10, convertendosi a stili alimentari lontani dal ‘made in Italy’ promosso dalla scienza.
A lanciare l’allarme è Roberto Ferrari, primo italiano alla guida della Società europea di cardiologia (Esc), che durante il Congresso 2008 dell’Esc, a Monaco di Baviera, ha lanciato un appello: “Riprendiamoci la dieta mediterranea, la vera arma vincente per la prevenzione delle malattie ‘figlie del benessere’”: pressione alta, diabete e cardiopatie”.

Ad dar man forte alla dieta mediterranea l’annuncio che la colazione all’inglese, secondo il fondo internazionale per la ricerca sul cancro, aumenta del 63% il rischio di tumori all’intestino.
Pericolosi sono soprattutto bacon, salsicce e, più in generale, le carni lavorate ovvero tutti quegli alimenti conservati grazie all’aggiunta di sale, all’affumicamento o attraverso qualsiasi altra procedura a parte il congelamento.
Ne bastano 50 grammi al giorno per aumentare di un quinto il pericolo di ammalarsi di cancro all’intestino.

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