La buona notizia, proveniente dal mondo scientifico, non mitiga le preoccupazioni per il contemporaneo scioglimento dei ghiacci intorno al Polo Nord

La paura del buco dell’azono sembra abbia fatto più effetto di quella del riscaldamento climatico.
Proprio mentre giunge la notizia, cattiva, che intorno al Polo Nord non ci sono più ghiacci e quindi si può circumnavigarlo per la prima volta a memoria d’uomo, la promessa, buona, è che il buco dell’ozono dovrebbe richiudersi nel giro dei prossimi 50-60 anni.
Una previsione che arriva utilizzando modelli matematici negli anni sempre più precisi, anche grazie a potenti pc, ma che soprattutto deve molto alle campagna di misurazione condotte da progetti internazionali ai quali ha partecipato in prima fila l’Italia.
La presentazione dei dati a cura del del Cnr è avvenuta al quarto Simposio internazionale Sparc (Stratospheric Processes and their Role in Climate), un progetto internazionale del Wcrp (World Climate Research Programme), che ha visto 400 scienziati ed esperti da tutto il mondo confrontarsi.
La ricerca ha anche mostrato l’importanza della collaborazione internazionale. “Negli ultimi dieci anni abbiamo utilizzato un ex aereo spia russo, l’M55, per volare fra i 15 e i 20 km di quota, sopra gli aerei di linea – ha spiegato infatti Federico Fierli, dell’Isac Cnr – in Artide e Antartide dedicandoci ai meccanismi alla base del buco dell’ozono, come la composizione chimica dell’atmosfera e gli aerosol”.

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