Un punto articolato e dettagliato dell’attuale situazione del settore viticolo umbro e delle prospettive alla luce della nuova “Ocm”: è quanto è stato fatto dal convegno promosso venerdì presso l’Istituto Agrario di Todi dalla Regione dell’Umbria e al quale hanno preso parte un centinaio di operatori provenienti da tutto il territorio regionale.
Partendo dall’assunto che il comparto necessita di una riorganizzazione per far fronte alla maggiore competitività innescata dalla nuova “Organizzazione comune dei mercati”, nelle diverse relazioni è stato ricordato come in Umbria non si parta da zero, visto che nel periodo 2001-2007 è stata ristrutturata una superficie di 3.978 ettari pari a circa il 30% dei vigneti (l’estensione totale dei vigneti umbri era a fine 2007 di ben 12.189 ettari: il 59% in provincia di Perugia e il 41% in quella di Terni). Sono state inoltre costituite quattro nuove zone DOC e introdotte numerose modifiche ai disciplinari di produzione.
Il vitigno più diffuso è il trebbiano toscano (25,4%), seguito dal sangiovese (23,8%), dal grechetto (9,5%), Merlot (8,8%) e Sagrantino (8,8%). Il 79% dei vitigni sono nazionali (di cui un 20% di vitigni autoctoni umbri) ed il restante 21% di origine internazionale.
Il 44% dei vigneti ha più di venti anni, il 18% è stata impiantato tra il 1988 e il 1998 ed il 38% dal 1999 ad oggi. Le aziende con superfici vitate sono 12.463, il che equivale a dire che l’estensione media è pari a circa 1 ettaro, frammentazione che rappresenta il vero problema e che rende necessaria la promozione di forme sempre più ampie di aggregazione. Basti pensare che le aziende con più di 10 ettari di vigneti sono meno di 200. Tra le esigenze indicate anche quelle di individuare dei nuovi vitigni migliorativi da ammettere alle coltivazione e nuove tecniche innovative.
La nuova “Ocm”, entrata in vigore dallo scorso 1 agosto, mette a disposizione dell’Umbria risorse per 19,6 milioni di euro, ripartite per annualità dal 2009 al 2014, da destinare a diverse misure finalizzate alla ristrutturazione e ricoversione dei vigneti.
Ci sono poi le risorse del Piano di sviluppo rurale 2007/2013, strumento che contiene a sua volta misure di interesse per il settore vitivinicolo.
Dopo aver ricordato come la vitivinicoltura costituisce “un elemento strategicamente necessario per lo sviluppo dell’Umbria”, l’assessore regionale all’agricoltura Liviantoni ha sottolineato la necessità di “uno sforzo straordinario delle istituzioni e degli operatori, per dar vita – ha detto – ad uno scenario diverso, in grado di reggere la competitività e capace di diventare un volano dello sviluppo. L’occasione offerta dalla nuova ‘Ocm’ nel settore del vino – ha aggiunto Liviantoni – è allettante, perché ci consentirà di spendere ogni anno, a partire dal 2009, 350 mila euro per azioni di promozione dei vini umbri nei paesi extraeuropei”.











