Poveri dirigenti che vedono diminuire la “cuccagna” della assegnazione di azioni delle società per azioni in cui lavorano.
Più di vent’anni fa, nell’intento illusorio di comporre i conflitti economici tra impresa e lavoro, venne varato un regime fiscale agevolato delle “stock optinon”.
Tale regime consiste, come noto, nella esclusione da imposizione in capo al lavoratore dipendente del reddito in natura derivante dalla assegnazione di azioni della società con la quale il lavoratore intrattiene il rapporto di lavoro o di altra società del gruppo.
Di tale regime i soli a beneficiare realmente sono stati i grandi dirigenti delle grandi imprese che così hanno potuto esentasse o quasi crearsi bei gruzzoletti aggiuntivi per mettersi in proprio.
Non è che gli azionisti ci abbiano rimesso più di tanto: stimolati dalla prospettiva dello stock i dirigenti si dedicavano, con tutti i mezzi, a portare guadagni all’azienda poco riguardosi sia dei clienti, dei fornitori e degli altri dipendenti.
Ora questo regime fiscale agevolato rimane solo alla condizione che le azioni:
1. siano offerte alla generalità dei dipendenti;
2. abbiano un valore complessivamente non superiore ad euro 2.065 per ciascun periodo di imposta; superata tale soglia, la sola eccedenza è assoggettata ad imposizione;
3. non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla assegnazione.
A tali condizioni è probabile che l’istituto scompaia.
- Redazione
- 16 Settembre 2008










