L’epatite B, anche in Umbria, è una malattia sommersa che se non correttamente diagnosticata e curata può portare a gravi complicanze, quali cirrosi e tumore del fegato.
Il virus HBV si è svegliato dal letargo dove lo aveva confinato dal 1991 la vaccinazione obbligatoria. Nel 2006- ultimi dati disponibili– il Ministero della Salute segnala che i nuovi casi notificati di epatite B acuta in Italia sono stati 1.068 e in Umbria i nuovi casi di epatite B sono stati 33 dei quali: 26 nella provincia di Perugia e 7 nella provincia di Terni. Ma non è che la punta dell’iceberg.
La diffusione dell’epatite B, anche in Umbria come nel resto d’Italia, è fortemente sottostimata. Molti pazienti non vengono diagnosticati e troppo spesso i portatori asintomatici dimenticano la loro situazione, non sottoponendosi alle indagini mediche.
L’epatite B è la causa più diffusa di tumore dopo il tabacco; nel mondo, provoca l’80% di tutti i casi di cancro del fegato;colpisce il doppio delle persone rispetto all’epatite C; è 100 volte più contagiosa dell’HIV e il numero di persone affette da epatite B cronica nel mondo è 8-10 volte superiore a quello delle persone affette da HIV/AIDS.
Ogni anno oltre un milione di europei contraggono il virus dell’epatite B (HBV), 14 milioni di persone convivono con la forma cronica della malattia (CHB).
Oggi ci sono nuovi armi per combattere l’epatite B, oltre al vaccino vi sono nuovi strumenti diagnostici non-invasivi e nuovi farmaci più potenti e tollerati.
Quando ha già colpito: il virus si può ‘stanare’ grazie a esami mirati, l’ultimo messo a punto è l’elastografia epatica, e si può arrestare la sua corsa distruttiva grazie a terapie sicure ed affidabili.
Oltre alla disponibilità di farmaci potenti e ben tollerati è fondamentale la prevenzione, la diagnosi precoce e il controllo nel tempo dei portatori cronici asintomatici di HBsAg.
In passato questi pazienti venivano rassicurati sulla benignità della loro condizione e spesso dimessi senza ulteriori raccomandazioni di controlli nel tempo; d’altro canto la natura subdola dell’epatite B rendeva la malattia difficile da identificare se non con una biopsia epatica, procedimento invasivo e male accetto che appariva spesso eccessivo rispetto allo stato di buona salute del portatore asintomatico.










