Lettera aperta per la costituzione di una Lega Umbra per una caccia più giusta: a promuoverla chi non vuole unirsi alla "allegra brigata"

Basta, basta, 400 volte basta (almeno quanti sono gli euro che abbiamo sborsato). Finora non ci si era mossi in attesa di almeno una buona novella. Guarda caso una settimana prima della apertura generale è arrivato (dalla Provincia?), il permesso ai cinghialari (per quanti? per dove? è mai possibile che l’unico riserbo serio venga sempre utilizzato dai politici sul tema della caccia?) di praticare due preaperture, con la motivazione di limitare danni a coltivazioni che, così a occhio, non ci sembrano più presenti da giorni ormai sul territorio regionale: ciò in barba all’aumento del costo della licenza, che è per tutti, alla programmazione delle ferie, etc.

E’ sempre la solita storia: alla consegna della licenza, che tutti paghiamo allo stesso modo, le aspettative del 70% dei cacciatori sono state di nuovo disconosciute. A favore del 30%, cioè di quei cacciatori che cacciano il cinghiale, così straordinariamente organizzati da muovere interessi economici e voti: essi quest’anno si sono già goduti palombe e tortore, ora si beccano il regalino della preapertura all’amato cinghiale, per poi passare a lepri e fagiani; per finire, si fa per dire, agli animali di passo e di nuovo – sembra uno scherzo ma non lo è – alle battute vere e proprie, con largo spiegamento di radio portatili, telefoni satellitari e Jeep superaccessoriate, chiudendo “manu militari” delle zone su cui eserciteranno un diritto di chiaro stampo feudale, concessioni tutte previste a norma di leggi leggine e disposizioni.

Quanto ciò faccia bene all’immagine del cacciatore umbro nel mondo lascio immaginare. E il 70%? A loro, a noi, resta poco o nulla. Pure presi in giro dalle associazioni venatorie che, ben sapendo di essere sedute su di una polveriera, col cavolo che iniziano un dibattito serio sulla apertura generale e si limitano a finanziare convegni e seminari sui massimi sistemi, in cui farsi tanti complimenti.
Siamo purtroppo una massa di cacciatori che assiste a questo spettacolo senza la possibilità di difendere i propri diritti per una caccia più etica, come vorremmo, nel rispetto della natura, perennemente indecisi, poiché non tutelati, se rinunciare alla sempre più costosa licenza o unirsi alla poco allegra brigata.

Dicevo BASTA. Iniziamo a raccogliere le firme per:

un calendario venatorio che configuri l’apertura come generale, cinghiale pluriovviamente compreso.
un turnover di apertura e chiusura delle bandite e riserve di caccia più veloce ed efficiente .
– l’apertura di un tavolo di confronto con l’assessore regionale che è persona seria e, al contrario di come viene dipinto nei bar della zona da chi ha fatto dello scansare le responsabilità un’arte, ha il pregio di pensare sempre e in primis alla tutela della natura in tutti i suoi aspetti.
Costruiamo, cari amici del 70%, una lega Umbra per una caccia più giusta!

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