Si sapeva che il muscolo cardiaco può essere “precondizionato” in modo da resistere meglio ai danni di un infarto: i bevitori moderati, per esempio, tendono a soffrire di attacchi cardiaci meno severi degli astemi; tuttavia non si conoscevano i meccanismi di tale precondizionamento.
Per comprendere come l’alcol possa proteggere il cuore, i ricercatori hanno sottoposto a un pretrattamento con alcol alcuni ratti utilizzati come modello dell’infarto, per confrontare gli enzimi attivati durante un attacco di cuore nei topi così pretrattati e in un gruppo di controllo.
E’ così risultato che il trattamento alcolico aumentava del 20% l’aldeide deidrogenasi 2 (ALDH2), con una conseguente diminuzione del 27% dei danni associati all’infarto.
“Anche se l’enzima è stato scoperto molto tempo fa, su di esso non sapevamo altro se non che contribuisce a rimuovere l’alcol dell’organismo“, ha spiegato Mochly-Rosen che ha diretto un gruppo di ricercatori della Stanford University. Non si riteneva avesse particolari capacità di combattere i danni prodotti dai radicali liberi: l’enzima neutralizza un’aldeide sottoprodotto dell’alcol, ma le aldeidi si formano anche quando i radicali liberi reagiscono con molecole di grasso”.
Ma all’interno della cellula le aldeidi si accumulano legandosi e danneggiando gli apparati cellulari e il DNA, e questo tipo di danno si ritrova in molti processi patologici, dall’infarto alla malattia di Parkinson, fino all’invecchiamento della pelle in seguito a eccessiva esposizione al sole.
Individuato il ruolo dell’ALDH2 nella riduzione del danno, i ricercatori sono andati alla ricerca di una sostanza che fosse in grado di migliorare le prestazioni dell’enzima, individuandola nella molecola Alda-1 che, impedendo l’aggressione dello stesso enzima ALDH2 da parte delle aldeidi, ne potenzia l’azione.







