Nel processo con rito abbreviato a Rudy Guede per l’omicidio di Meredith kercher, il Gup di Perugia ha ascoltato la ex maestra elementare di Rudy e il figlio della donna, amico dell’ivoriano.
Entrambi avrebbero descritto Rudy come un ragazzo come tanti della sua età. Ma il clou ci sarà quando verrà sentito l’albanese che sostiene di aver visto i tre accusati insieme la sera del delitto.
È stata, invece, rinviata a richiesta della difesa la deposizione della esperta della Polizia scientifica che avrebbe dovuto riferire in merito all’esame del Dna su un frammento del reggiseno di Meredith sul quale sono state trovate tracce del codice genetico di Raffaele Sollecito.
La deposizione dovrebbe svolgersi il 4 ottobre prossimo, per cui non si sa ancora se si svolgerà l’udienza in programma domani.
Ad assistere allo “spettacolo”, c’è anche una troupe delle Iene che sembrano voler approfittare dell’attenzione mediatica per rilanciare la vicenda di Aldo Bianzino, il detenuto morto nel carcere di Capanne dopo essere stato arrestato per aver coltivato alcune piante di hascisc.
Un inviato della trasmissione di Italia 1, infatti, ha distribuito volantini con il logo del programma e con riportato l’indirizzo del sito internet “Verità per Aldo”.
Tornando al processo, particolare cura sembra sia stata data all’evitare che i tre imputati possano comunicare tra di loro.
I tre accusati, infatti, stanno assistendo all’udienza senza potersi guardare. Sono in seduti su tre diverse file di banchi, accanto ai loro difensori ma con alle spalle il personale della polizia penitenziaria.
Solo Sollecito e la Knox, che erano fidanzati fino al momento dell’arresto, il 6 novembre scorso, sono riusciti a scambiarsi uno sguardo al momento di entrare in aula.
Guede indossa un maglione scuro; Amanda Knox un maglione azzurro con scollo a V dal quale spunta una camicetta bianca sopra un paio di jeans. Sollecito invece si è presentato con una giacca color crema su una camicia azzurra, senza cravatta. I capelli lunghi e lisci gli coprono in parte il volto insieme agli occhiali da vista con montatura in metallo con i quali è apparso in quasi tutte le immagini riprese dopo l’omicidio.
Intanto la difesa di Amanda Knox ha sparato le sue prime cartucce che sono una sequela di accuse di incompetenza agli investigatori.
Secondo il medico legale Carlo Torre, consulente della difesa della ragazza statunitense, “non c’è stata alcuna violenza sessuale nei confronti della vittima” e questo era anche possibile dalle risposte dell’autopsia.
Ma poi, secondo Torre, le orme evidenziate dal luminol e che accuserebbero Amanda non sono di sangue, ma probabilmente create da una reazione con il “detersivo domestico”, mentre le tracce ematiche in bagno, non hanno alcun significato, “confermano solo che Amanda viveva in quella casa”.
Per il medico legale pure il Dna trovato sul coltello di Raffaele Sollecito non costituisce una prova perché: “in un laboratorio in cui sono stati fatti centinaia di esami sul sangue di Meredith, trovare il suo profilo su un campione non significa niente. Quando ci sono quantità tanto esigue di Dna bisogna ripetere il test molte volte”.










