Come prevedibile, la decisione, apparentemente più leggera, del Tribunale del riesame di Perugia di revocare il commissariamento delle quattro aziende sotto accusa per “l’appaltopoli” alla Provincia di Perugia ha innescato una serie di critiche negative ed ha dato la stura a cessazioni di attività da parte di un’impresa collegata alla Ediltevere di Pantalla di Todi.
Secondo Confindustria Perugia e Ance Umbria (l’associazione dei costruttori edili), “la decisione del Tribunale del riesame, che ha revocato il commissariamento delle aziende disponendo però il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, rischia di diventare una pietra tombale sulle quattro aziende coinvolte nell’inchiesta sugli appalti”.
“La decisione – prosegue il comunicato – è stata presa nei confronti di imprese che si occupano prevalentemente, se non esclusivamente, della costruzione di strade, ponti, gallerie, fognature e gasdotti. Lavori che vengono commissionati dalle amministrazioni pubbliche e che quindi necessariamente presuppongono una contrattazione con le stesse. Nello specifico, inoltre, Ediltevere, Appalti Lazio, Tecnostrade e Seas sono imprese che operano non solo in Umbria ma anche a livello nazionale e internazionale e sono dotate di una struttura tecnico-organizzativa per far fronte ad importanti quantità di lavoro, sia in termini di personale che di attrezzature. Tali strutture non potranno certo essere mantenute con la realizzazione di qualche piccolo piazzale o strada privata”.
“Ed allora – sottolineano i presidenti di Confidustria e Ance – siamo di fronte ad un’evidente contraddizione. Non si può considerare il divieto generalizzato di contrattare con la pubblica amministrazione come una misura meno afflittiva della gestione dei Commissari”.
Critico anche Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, il quale definisce “sconcertante” la decisione “di impedire alle imprese coinvolte nella vicenda giudiziaria la stipula di nuovi contratti con la pubblica amministrazione” e fa un duplice appello: alle istituzioni affinché “tengano conto della vita della famiglie dei lavoratori coinvolti, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a scongiurare qualsiasi ipotesi di licenziamenti”; alla politica perché “si renda utile alla definizione di un progetto che salvaguardi i livelli occupazionali messi a rischio”.
Ma i livelli occupazionali sono già sotto attacco proprio nel gruppo dell’Ediltevere, dove la Litoide, società operante a San Gemini, ha deciso di dismettere l’impianto di bitumazione.
Cosa che, secondo i sindacati, comporterebbe il licenziamento di 13 dipendenti sul totale di circa 50 e “che, tra l’altro, comporterebbe nell’immediato futuro anche un serio pericolo per il prosieguo dell’intero ciclo produttivo e quindi dello stesso stabilimento” .
Le organizzazioni sindacali regionali temono che il divieto di partecipare agli appalti prefiguri “per i circa 1.000 dipendenti diretti (ma con evidenti conseguenze anche su tutto l’indotto che ruota attorno a queste aziende) il venir meno del rapporto di lavoro in essere”.








