L'assessore regionale all'istruzione lancia l'allarme sui tempi della razionalizzazione voluta dal Governo, che impedirerebbero qualsiasi tipo di concertazione con i territori e gli enti locali

Il ridimensionamento delle scuole medie e superiori che non hanno almeno 500 iscritti viene “imposto in tempi che non lasciano spazio a concertazione con i territori, con le istituzioni locali, con le stesse scuole”. A sostenerlo e a lanciare in qualche modo l’allarme per l’Umbria è l’assessore regionale all’istruzione Maria Prodi, la quale sostiene che la sintesi della norma contenuta del decreto legge emesso il 7 ottobre dal Governo Berlusconi è: “Tagliate le scuole entro il 30 novembre o nominiamo un commissario”.
Il problema, come già anticipato settimane fa su questo sito, riguarda anche il territorio della media valle del Tevere e i comuni i Deruta, Marsciano, San Venanzo e anche Todi, dove nel mirino ci sarebbe addirittura lo storico Istituto Agrario “Ciuffelli”, la scuola di agricoltura più antica d’Italia” e l’altrettanto prestigioso Istituto per ragionieri e geometri “Einaudi”.
“Il decreto – prosegue l’assessore – riguarda la sanità e in un articoletto sfuggito all’attenzione dei più, non annunciato, non discusso, minaccia severamente le Regioni che non procedano al ridimensionamento delle scuole secondo l’art 64 del decretone estivo , poi convertito nella legge 133. Peccato che nell’art.64 non siano esplicitati i criteri, che invece sono contenuti nel piano Gelmini, ancora in fase di approvazione. Quindi senza alcun raccordo con le Regioni e gli enti locali, titolari delle competenze sul dimensionamento delle scuole autonome e sulla dislocazione di sezioni e plessi, il governo impone di tagliare in qualche settimana il lavoro di anni di radicamento della scuola sui nostri territori”.
“Fino a oggi – dichiara l’assessore Prodi – l’attenzione dell’opinione pubblica è stata concentrata sulla questione del maestro unico che è un falso problema: il maestro prevalente già esisteva e la novità è solo il taglio di orario: 24 ore al posto di 30 saranno un grosso problema per molte famiglie. Ma un impatto gravissimo in termini di perdita di servizi per le famiglie sarà, e molti lo scopriranno soltanto a settembre prossimo – conclude l’assessore – la chiusura di tante scuole”.

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