In Italia sono oltre 4 milioni le persone che soffrono di bronchite cronica e asma bronchiale e l’Umbria è una regione che ha un alto livello di questa malattia per la quale non è esclusa una forte incidenza delle polveri sottili per le quali la regione sta peggio della Lombardia.
Preoccupanti i dati derivati dalla Broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco), che causa in Italia circa 18 mila morti l’anno, confermandosi un’emergenza sanitaria.
Uno studio finanziato dall’UE ha confermato il legame tra l’uso regolare di paracetamolo e l’asma negli adulti europei.
La ricerca ha rivelato che l’asma è più comune nei paesi con un consumo maggiore di paracetamolo. Tuttavia, questo ultimo studio, pubblicato sul European Respiratory Journal, è il primo basato su dati raccolti in tutta l’Europa.
Gli scienziati hanno confrontato più di 500 pazienti che soffrivano di asma, ricoverati in 12 centri europei, con lo lo stesso numero di persone sane della stessa fascia d’età e provenienti dalla stessa zona.
I risultati rivelano che gli adulti che prendono il paracetamolo almeno una volta alla settimana, hanno quasi tre volte di più la probabilità di avere l’asma rispetto alle persone che assumono la medicina meno frequentemente. L’uso di antidolorifici non sembra essere collegato alla diagnosi di asma.
L’UE ha sostenuto la ricerca attraverso il progetto GA2LEN (“Global allergy and asthma European network”), che è finanziato nell’ambito dell’area tematica “Qualità e sicurezza alimentare” del Sesto programma quadro (6°PQ).
Ricerche precedenti condotte da GA2LEN hanno dimostrato il collegamento tra la dieta mediterranea in gravidanza e bassi livelli di asma nella prole. È stata messa in evidenza l’importanza dell’allattamento al seno e una dieta corretta in età infantile per proteggere i bambini dalle allergie.
I ricercatori di GA2LEN erano anche presenti alle recenti Olimpiadi di Pechino, per studiare la prevalenza dell’asma tra gli atleti europei.












