Un esempio di rimozione del passato del genere umano tuderte, di presunta autosufficienza e perciò di rinuncia a svolgere un ruolo regionale, è l’abbandono della memoria degli esuli tuderti, anche se questi si fanno onore nelle città vicine.
Anche se a Todi nessuno se ne ricorda, anche se non si riesce a rintracciare libri di storia che lo riportino, forse perché – in odio all’antico conquistatore Braccio Fortebraccio – si rifiutano i ricordi dei suoi amici ed alleati, tra cui brillarono i Trinci di Foligno, in quest’ultima città c’è un intero quartiere del centro storico che si gloria di essere stato costituito da esuli tuderti…
Non solo a parole è il ricordo, su molti antichi palazzi campeggia, scolpita nella pietra, l’aquila tuderte.
Tanto forte questo sentimento, non corrisposto, di appartenenza a Todi, da determinare nel lontano 1946, all’atto della rinascita del torneo della “Quintana”, ma ancor prima nel lontanissimo 1635, la costituzione di un rione, dei dieci della città di Foligno che competono ora due volte all’anno sul “campo de’ li giochi”, che innalza sulle sue bandiere un’aquila nera.
E’ questo il rione del Pugilli, un nome che rafforza la convinzione dei folignati che questo fosse originariamente il ruolo di dimora degli esuli tuderti che giunsero intorno ai primi anni del 1200.
Non pochi, se ebbero l’onore di essere citati nelle cronache cittadine, anche se a loro si concesse un “pugno” (da qui il nome Pugilli) di terra per erigere le loro nuove abitazioni.
Così il rione si presenta: “Pugilli deriva da una misura terriera antica che equivaleva a cento piedi.
Il rione fu fondato da degli esuli della città di Todi ai quali furono dati dei pugilli, pochi metri, di terra per costruirvi le loro case. Lo stemma della contrada, un’aquila reale in campo bianco, ricorda quello della città vicina”.
Ed i cavalieri del Pugilli hanno trionfato quest’anno a settembre nella centesima edizione della Giostra della Quintana.
Un’aquila nera, che ha vinto nonostante la quasi assenza di un tifo proveniente dalla città tuderte di cui difendevano le insegne e sicuramente di una qualsiasi rappresentanza ufficiale di Todi, che nemmeno ha inviato i suoi saluti, così come ha invece fatto il Presidente della Repubblica, Napolitano.
La Giostra della Quintana, senza tema di smentita, è la giostra all’anello più avvincente e difficile che si svolga in Italia. Non a caso qualcuno l’ha definita l’Olimpiade delle competizioni equestri.
Nelle 100 tenzoni succedutesi dal 1946 il rione Pugilli ha vinto tredici volte.
Ogni cavaliere per l’occasione assume un “nome finto”, un nome di gara che lo identifica: Il Gagliardo corre per il rione Ammanniti; l’Ardito per il rione Badia; il Pertinace per il rione Cassero; il Furente per il rione Contrastanga; il Fedele per il rione Croce Bianca; l’Animoso per il rione Giotti; il Generoso per il rione La Mora; il Baldo per il rione Morlupo; il Moro per il rione Pugilli, l’Audace per il rione Spada.
Di questi rioni, intorno al 1635, lo storiografo folignate Ludovico Jacobill tentò di ridelineare gli antichi confini, così come provò a risalire all’origine delle relative denominazioni ed ad individuare i rispettivi contrassegni araldici: di tutto ciò, infatti, già nella prima metà del secolo XVII, si era pressoché perduto perfino il ricordo.
I risultati di questi suoi tentativi sono compendiati in un manoscritto, scritto di suo pugno e conservato presso la Biblioteca di Foligno a lui intitolata, che rappresenta tuttora la fonte locale fondamentale cui attingere, per avere un’idea della connotazione storico-iconografica delle diverse realtà rionali e della loro collocazione nella topografia cittadina.









