Dopo il video americano, su cui hanno riso giudice, procura e avvocati italiani della Knox, un'altra paladina delle studentessa di Seattle ha chiesto il trasferimento del processo in America e la difesa di Raffaele sarà tutta tecnologica

Le difese degli accusati per l’omicidio di Meredith Kercher hanno preso, almeno quelle di due di loro, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, gusto agli “effetti speciali”.
In verità non sono i difensori italiani di Amanda che vogliono stupire, quanto dei paladini degli imputati, non si capisce quanto interessati a farsi pubblicità, in terra d’America.
Il video diffuso negli Stati Uniti,
che avrebbe dovuto dimostrare l’approssimazione delle indagini e degli inquirenti, è finito sommerso nel ridicolo, sia per l’evidente foto montaggio di spezzoni diversi, sia per la risata che ha coinvolto il difensore italiano dell’americana: “Ci abbiamo riso sopra noi, la procura e il giudice Paolo Micheli” ,ha detto lo stesso legale.

Ma pure un altro “difensore”, anch’esso statunitense, dell’americana ha preparato un altro colpo a sorpresa: il trasferimento del processo negli Stati Uniti; cosa possibile, a quel che risulta solo in caso di militari americani, che hanno commesso reati in Italia in base ai trattati internazionali imposti dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale.
Anche se la richiesta ha provocato l’apertura di un fascicolo sull’esposto dell’avvocatessa americana da parte del CSM, questo fatto è considerato solo “un atto dovuto”.
La pratica dovrebbe essere presto destinata all’archiviazione. Una questione che non rientra nelle competenze del Csm, come ha spiegato il presidente della Prima Commissione Ugo Bergamo.
Sarebbe, semmai, un conflitto di giurisdizione fra Stati, come accadde per esempio per la vicenda del Cermis” relativa ai piloti Usa che sono stati protetti dalla giurisdizione USA.

Pure i difensori di Sollecito si preparano a utilizzare strumenti telematici, mostrando in aula video e audio. I legali intendono utilizzare anche lavagne luminose, proiettori e cavalletti per illustrare al meglio la loro posizione.
In udienza oggi i legali di Amanda hanno sostenuto che Meredith Kercher venne uccisa da un unico aggressore che non era, ovviamente per loro, la studentessa inglese.
Una persona “robusta” che avrebbe immobilizzato la vittima in posizione supina bloccandole le gambe, “chiudendo le vie aeree e poi giustiziandola con un colpo di coltello”.
Secondo i legali, gli indizi nei confronti della giovane di Seattle sono “insufficienti, a tratti contraddittori, e comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.
L’udienza è stata rinviata a venerdì prossimo quando è in programma l’arringa dei difensori di Raffaele Sollecito.

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