La sottovalutazione dei motivi di disagio e la mancanza di valutazioni pscicologiche corrette da parte delle autorità governative, stimola la reazione degli studenti

Non sembra che a protestare a Perugia, contro le annunciate riforme o controriforme scolastiche ovvero alla riduzione dei finanziamenti, siano solo pochi gatti.
Alcune migliaia di studenti universitari e gli allievi di vari istituti superiori della città umbra hanno gridato, a partire da piazza Morlacchi, “133 volte no”, che era anche lo slogan scritto nella maggior parte dei cartelli e degli striscioni esposti dai ragazzi, in riferimento alle stessa legge di riforma dell’università.
I ragazzi hanno poi percorso le vie del centro cittadino fino alla piazza dell’Università, davanti alla sede del Rettorato.
Tremonti e Gelmini non avete fatto i conti con gli studenti. Cancellate noi o la 133” campeggiava, invece, da grandi striscioni sulla facciata della sede dell’ateneo di piazza Morlacchi. La protesta proseguirà domani alle 11, con una lezione all’aperto (la seconda, a Perugia) davanti alla facoltà di fisica.
La protesta sembra possa assumere dimensione più estesa dei problemi che l’ha generata, perchè la scuola è l’unica cosa che i giovani di oggi sentono, pur con critiche, che gli appartenga: esclusi, come sono, dalla possibilità di trovare un lavoro dignitoso, in termini economici e temporali. Per loro, a torto o a ragione, ogni modifica non discussa e condivisa, rischia di sembrare una Caporetto e quindi si attestano sulla linea del Piave.

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