C'è chi vuole i 30 consiglieri regionali attuali, chi ne vuole 36 ma ridurgli lo "stipendio" del 50%: dietro i numeri c'è la scelta di un sistema politico completamente diverso

Si scalda in Umbria il confronto politico sulla riforma del sistema politico regionale e questo potrebbe portare ad uno stallo, che deluderebbe quanti vedono nei consiglieri ed assessori regionali una casta troppo pagata e che, pertanto, elargisce cariche pubbliche ad alto costo, determinando una sudditanza psicologica in chi a quelle cariche assurge o spera di assurgere.
Al momento della nuova legge elettorale e di una possibile revisione dello Statuto se ne sta occupando la Commissione speciale per le riforme statutarie e regolamentari.
I due punti principali della nuova legge elettorale regionale delineata dai gruppi consiliari del Popolo della libertà di Palazzo Cesaroni sono “elezione diretta del presidente della Regione e rafforzamento del sistema bipolare con un alto sbarramento percentuale di coalizione”.
Due temi questi che attengono alle regole interne della politica e che lasciano poco spazio alla pur dichiarata volontà, “nell’ambito di una possibile riforma dello Statuto regionale”, anche “alla riduzione del numero dei componenti l’Assemblea regionale e la diminuzione del numero degli assessori”, che dovranno essere individuati tra gli eletti nel Consiglio regionale.

La reazione di chi teme di seguire la sorte di Giordano e compagni anche in Umbria è ovvia. “Mantenere (aumentare rispetto a quelli presenti nella presente legislatura che sono trenta) i 36 consiglieri, non introdurre alcuno sbarramento, mantenere le due circoscrizioni provinciali, introdurre due preferenze, ridurre del 50% l’indennità dei consiglieri regionali”.
Così il capogruppo di Rifondazione comunista, Stefano Vinti dopo la proposta avanzata in materia di legge elettorale dai gruppi consiliari del Pdl e dopo gli accenni polemici che erano venuti dal partito socialista della Girolamini.
Per Vinti “anche il Pd ha la stessa idea di rappresentanza del sistema politico regionale” che si basa su un bipolarismo secco e potere presidenziale spinto”.
Per il PRC, “se si vogliono ridurre veramente i costi della politica, non ci si nasconda dietro alchimie numeriche. I consiglieri devono restare 36, ma si dimezzi l’indennità che viene loro corrisposta. In questo modo si risparmia sul serio denaro pubblico, senza ridurre le possibilità di rappresentanza democratica”.

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