L'infertilità femminile e quella maschile sono associate ad alte carenze della vitamina sintetizzata dal corpo umano per effetto dei raggi solari

Nuove sorprese vengono dalle ricerche sulla vitamina D – campo a cui si è applicata recentemente per la sua brillante tesi di laurea una giovane biologa tuderte, Alessia C. Bartoli – alla luce del fatto che le convinzioni scientifiche, prima limitate al fatto che la radiazione del sole – la fonte maggiore di vitamina D – aiuta a regolare i livelli di calcio e di fosforo da cui dipende un’ossatura sana, hanno una continua evoluzione, che riafferma il ruolo centrale della luce solare per lo sviluppo della vita sulla terra.
Scienziati australiani hanno scoperto, infatti, un alto collegamento fra infecondità maschile e livelli allarmanti di carenza di vitamina D.

Se era già nota l’associazione fra la carenza di vitamina D e di acido folico e l’infecondità femminile, la scoperta sugli  uomini con problemi di sterilità ha sorpreso i ricercatori del centro di trattamento dell’infecondità Fertility First di Sydney.
I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di quasi 800 uomini con problemi di fecondità, con il risultato che quasi un terzo aveva livelli di vitamina D inferiori alla norma.
”In un numero significativo di questi uomini, sono stati anche rilevati livelli alti di omocisteina, un amminoacido nel sangue associato con tossicità delle cellule, e una deficienza di acido folico, che è essenziale per la salute delle nuove cellule”.

Fra i possibili fattori legati a tali carenze, sicuramente tutte le forme di lavoro e di stile di vita che riducono l’esposizione al sole. Ma la vita sana potrebbe avere effetti benefici risolutivi.
Circa 100 uomini nel campione hanno deciso di smettere di fumare, di minimizzare caffè ed alcol, perdere peso e sottoporsi a tre mesi di trattamento di vitamine e antiossidanti, ottenendo risultati sorprendenti in termini di fecondità.
La maggioranza ha migliorato significativamente la qualità dello sperma, il 40% ha conseguito una gravidanza con fecondazione assistita e l’11% una gravidanza naturale.

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