Lo stabilimento di Nocera Umbra potrebbe riprendere l'attività il 10 novembre alla luce delle intese con le piccole imprese sub fornitrici dei materiali

Forse ci sarà il 10 novembre prossimo la riapertura dello stabilimento della Antonio Merloni  di Gaifana, in Umbria, mentre quello di Fabriano dovrebbe riaprire già il 3 novembre.
È questo l’obiettivo a cui stanno lavorando i commissari nominati dal ministro Scajola per gestire il gruppo fabrianese in amministrazione controllata in base alla legge Marzano.
La valutazione si basa su assicurazioni giunte dall’azienda circa la disponibilità a fornire i materiali da parte di 200 aziende della sub-fornitura.
Sempre oggi è stato deciso di allargare il tavolo alle forze economiche (in particolare le organizzazioni artigiane). Alla riunione erano presenti, oltre a Spacca, gli assessori delle Marche Ugo Ascoli e Gianni Giaccaglia, gli assessori della Regione Umbria Mario Giovanetti e Maria Prodi, alcuni dirigenti della Regione Emilia Romagna, i rappresentanti del Ministero per lo Sviluppo e di quello del Welfare. I sindacati erano rappresentati dai vertici nazionali.

Un programma di supporto al rilancio della fornitura è stato stilato da Cna e Confartigianato a seguito della crisi della Antonio Merloni di Fabriano, che coinvolge 1.200 piccole e medie imprese artigiane. Tra queste – sottolineano le due associazioni in un comunicato congiunto – 750 con una forte esposizione bancaria, di cui 70 in provincia di Perugia.
 Le organizzazioni dell’Artigianato e della piccola impresa delle tre regioni hanno individuato alcune priorità.
La prima è quella di garantire un privilegio alle imprese di subfornitura nel recupero dei crediti,
in modo da liquidarli entro tre mesi dall’avvio della procedura, accompagnato dalla sospensione del versamento dell’Iva in relazione a prestazioni non ancora corrisposte dalla Merloni e congelamento delle rate dei mutui da parte degli istituti di credito fino alla riscossione dei crediti vantati.
 
Secondo Confartigianato e Cna, dovranno anche essere rivisti gli studi di settore per le attività di produzione e di servizio che dimostrino di aver avuto una contrazione dei volumi di lavoro legati alla crisi. Si propone inoltre di agevolare sotto il profilo fiscale, contributivo e previdenziale i fornitori dell’azienda e di prorogare il pagamento dei contributi sospesi per il terremoto del 1997.
La fase di emergenza dovrebbe comprendere anche l’estensione della cassa integrazione straordinaria in deroga alle imprese della filiera produttiva della meccanica dei territori interessati, con un analogo sostegno economico di emergenza per i titolari delle imprese subfornitrici.

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