Il punto del mercato immobiliare in Umbria è stato fatto a Perugia attraverso un convegno promosso dalla Confcommercio e dal sindacato degli Agenti Immobiliari FIMAA allo scopo di approfondire l’impatto della recente crisi finanziaria sul numero e sul valore delle compravendite.
Dall’analisi, evidentemente “interessata”, è emerso che nella regione “il mercato resta con solidi fondamenti, anche se più riflessivo e più selettivo: a fronte di una contrazione del numero delle compravendite nel territorio provinciale del 19,91% (1° semestre 2008), i prezzi mantengono o registrano un leggero aumento”.
Il rallentamento si registra nelle zone periferiche o semiperiferiche dove il patrimonio edilizio è di scarsa qualità. Le indicazioni per il futuro riguardano mercati di nicchia: i lavoratori immigrati (15-20% delle compravendite), la domanda di alloggio temporaneo per lavoro o per studio e single o coppie. Un freno consistente è individuato nella tassazione degli immobili che, in caso di investimento in affitto, può raggiungere anche il 30/40%.
Le transazioni avvenute nella provincia si sono concentrate (83%) in prevalenza nelle sei macroaree più rilevanti: il capoluogo (33%), folignate (11%), Trasimeno (10%), Media Valle del Tevere (10%), assisiate (9%) e Alta Valle del Tevere (10%), senza variazioni precedenti rispetto ai due semestri precedenti.
Nel medio periodo il perugino perde una piccola quota del mercato residenziale (-3,2%) a beneficio delle Media Valle del Tevere, dell’assisiate e dello spoletino.
Sempre nel perugino viene registrato la maggior parte del trend negativo del primo semestre 2008: la macrozona lascia per la prima volta il ruolo di traino svolto negli anni recenti pur rimanendo il mercato residenziale più vivace pari a quasi un terzo delle transazioni complessive.






