Il congresso dei medici ginecoloci ed ostetrici delinea il quadro ottimale che deve avere una struttura; la situazione dei parti in Umbria in tutte le loro sfaccettature mediche e sociali

Il presidente del primo Congresso della Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia tenutosi ieri a Roma ha dichiarato che “non sempre la nascita è sicura e non sempre è uguale per tutte le donne e per tutti i bambini. Ci sono le tante Italia del nascere. Ci sono strutture di serie A e di serie B”. “
C’è una grande differenza – ha aggiunto Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) e Ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Sapienza Università di Roma e Direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia dell’Az. Ospedaliera Sant’Andrea – fra una donna che partorisce in una struttura dove si fanno 200-300 parti l’anno, ma anche di meno, e una donna che invece può mettere al mondo il figlio in una struttura da più di 1.500 parti.
Spesso nei Centri dove si nasce meno che altrove manca il terzo livello neonatologico. E’ il livello che permette con la rianimazione un’assistenza idonea e tempestiva ad un bambino che soffre di una patologia o è di basso peso”.

Questo quindi è il quadro su cui si deve ragionare quando si parla di punto nascita nel comprensorio della media valle del Tevere (o Deruta-Marsciano-Todi se piace di più), dove le nascite nella struttura pubblica riescono a superare la soglia del numero 700, solo in virtù di una certa “importazione” dalla zona sud di Perugia.
In Umbria – le cifre sono del Ministero della Salute – il 100% dei parti monitorizzati dal Cedap avviene nelle strutture pubbliche.
Molti i controlli eseguiti in gravidanza: quasi in 92 gravidanze su cento vengono effettuate più di 4 visite e il numero medio di ecografie per gravidanza è pari a 5,5 anche se il Ministero della Salute indica in 3 ecografie il valore raccomandato.
Ogni cento donne in gravidanza, in Umbria, quasi 24 si sottopongono ad amniocentesi.
Ogni cento parti, in Umbria, quasi 30 avvengono con taglio cesareo e riguardano principalmente donne di cittadinanza italiana. Meno della media nazionale (37,3), ma comunque un valore piuttosto elevato.

Nel 2007 in Umbria sono nati complessivamente 8.028 bambini, dei quali 4.110 maschi e 3.918 femmine.
Il mese in cui sono nati più bambini è stato quello di ottobre.
Il bilancio demografico, in Umbria, è risultato negativo (i morti sono stati 9.699) con una crescita naturale per il 2007 pari a meno 1,6. Un bilancio più negativo a Terni (-4,1) che a Perugia (-1,1).
Il tasso di natalità in Umbria, sempre secondo l’Istat, per il 2007 è stato 8,9 (inferiore alla media nazionale pari a 9,5 nati per mille abitanti), più alto a Perugia (9,1 nati ogni mille abitanti) che a Terni (8,2).
Anche in Umbria, così come nelle altre regioni, si assiste ad un cambiamento delle abitudini riproduttive. La cicogna, infatti, non tiene più molto conto dell’età della madre. In Italia l’età media delle madri, italiane, è intorno ai 31 anni. Aumentano le over 40 e diminuiscono, fortunatamente, le minorenni.
In Umbria, nel 2006, sono diventate madri soprattutto le donne tra i 30 e i 34 anni. E per 17 donne la cicogna è arrivata dopo i 45 anni. In ogni caso, questo non vuol dire che sono necessariamente tutte alla loro prima gravidanza.

Ci sono parecchie differenze tra le madri italiane e quelle straniere. Le umbre, aspettano un po’ prima di fare figli (l’età media è 31,8 anni) e quando decidono chiamano la cicogna una volta sola: il numero medio di figli per donna in Umbria è infatti pari a 1,20 (meno della media nazionale 1,26).
Diverso il discorso per le donne straniere che, anche in Umbria, diventano madri prima (27,5 anni l’età media) e fanno più figli (2,33). Infatti, se nel 1999 ogni cento nati in Umbria 9,4 avevano almeno un genitore straniero, oggi sono 21 i bambini con un genitore che non è nato in Italia (e di questi 15 hanno entrambi i genitori stranieri).
L’età media dei padri in Umbria (il dato riguarda italiani e stranieri insieme) è invece di 35 anni.

 

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