In presenza del perdurare delle divisioni all'interno del mondo venatorio, è opportuno che si proceda comunque a fare il "tagliando" della 157 adeguando la normativa italiana a quella europea

Mi permetto, di fare il punto, per così dire, sul problema della riforma della legge sulla caccia italiana. Senza alcuna pretesa, al solo scopo di contribuire a fare un minimo di chiarezza.
Verrebbe voglia, però, di usare “l’invettiva” che Marco Tullio Cicerone (106 a.C.-43 a.C) pronunciò contro Catilina al Senato di Roma: “Quosque tandem abutere, Catilina patienta nostra?” – “Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?”.
La pazienza dei cacciatori è ormai al capolinea, ed è per questo motivo che appare necessario mettere ordine su alcune questioni, che da più parti vengono sottaciute, o minimizzate, nella vana speranza che attraverso una sorta di oblio, si riesca ad ottenere quello che in realtà, da parte di taluni non si ha il di coraggio di dichiarare.

Innanzitutto, lungi da me l’intenzione di fare un discorso politico e di schieramento (non è il caso quando si parla di caccia), occorre che il Governo faccia conoscere al più presto le proprie intenzioni al riguardo presentando un proprio disegno di legge in Parlamento.
Non si capisce l’attendismo, quando al contrario per quel che riguarda la scuola, l’esecutivo non ha esitato un attimo a far approvare una rigorosa ed in parte convincente riforma dell’ordinamento, non badando minimamente alle contestazioni ed hai conflitti che ancora perdurano.
Perché si ha paura, allora, di adottare un provvedimento in materia faunistico venatoria?
Nei programmi elettorali di alcune forze politiche che compongono l’attuale maggioranza, il problema della riforma della caccia è stato puntualmente annotato!

C’è da dire che l’opposizione, al riguardo, a ben poco contribuisce, lette le recenti dichiarazioni marcatamente “minimaliste” rilasciate da parte del Sen. DELLA SETA.
Perché il Governo si mostra timido verso le giuste e forti richieste che pervengono da una parte della popolazione italiana? La caccia, per numero di praticanti e di addetti al variegato settore produttivo del comparto, annovera oltre 2 milioni di cittadini!
Stiamo ai fatti: ad oggi risultano presentate in Parlamento una proposta che fa riferimento alla CONFAVI ed una del Sen. Domenico Benedetti VALENTINI.
Si conosce inoltre un testo di riforma ufficializzato in una recente conferenza stampa tenutasi a Perugia,da parte del consigliere regionale dell’Umbria Aldo Tracchegiani, responsabile nazionale del Dipartimento Caccia della “Destra”. Null’altro.

Una via parlamentare senza una proposta dell’esecutivo è una strada irta di difficoltà
, che può preludere ad un nuovo deludente risultato, così come avvenne nel 2004, allorchè il testo unificato d’iniziativa della Commisione Agricoltura votato all’unamita il 10 novembre 2004, naufragò in Aula, con il compiacente silenzio del Governo in carica.
A fronte di tutto ciò abbiamo di fronte a noi due situazioni che hanno pari dignità. Da una parte una proposta di legge sostenuta da oltre 800.OOO cittadini che ha l’adesione della Confavi, Anuu, Libera Caccia, e dall’altra una proposta in corso di formazione attraverso un “tavolo” di concertazione guidato da Federcaccia, Arci Caccia ed Italcaccia.
Non vorrei essere una “Cassandra” ma sono lecite, a parer mio, le preoccupazioni, che a fronte del perdurare delle divisioni tra le associazioni venatorie, arrivi prima o poi, “il canto del cigno” della riforma.
Con le divisioni non si ottiene nulla. O si compie uno sforzo di buona volontà da parte di tutti per conseguire una piattaforma il più possibile unitaria, o il Governo abbia il coraggio, in presenza del perdurare delle divisioni, di presentare direttamente, come auspicato più sopra, un proprio provvedimento, sulla quale ricercare il massimo consenso possibile.
Ultima considerazione sulla “manutenzione” della legge. Il tagliando è necessario, ma non può essere una manutenzione di facciata.

E’ ineludibile che una riforma, degna di questo nome, non tenga conto che sia necessario adeguare la caccia italiana a quella europea; che occorra una calendario nazionale per la selvaggina migratoria, che preveda la possibilità di usufruire, con un tesserino nazionale, di trenta giornate al di fuori della regione di appartenenza; che sia necessario semplificare le procedure burocratiche attraverso la revisione dei compiti e del numero degli ATC: che sia oltremodo indispensabile destinare e finalizzare piu risorse all’attività faunistico venatoria, attraverso una maggiore devoluzione delle tasse versate dai cacciatori; che i tempi e le specie di caccia siano dimensionati per decadi in linea con la direttiva U.E n.409/79, e che occorra recuperare l’etica venatoria attraverso l’istituzione della patente a punti.
Poi ancora: scuola della caccia e della flora, potenziamento degli osservatori, provvedimenti che leghino concretamente alcune attività venatorie ed agricole, nuovi compiti per la vigilanza, abolizione delle opzioni di caccia, depenalizzazione di alcuni reati venatori.
Tutto questo, se non ora, quando?

condividi su: