La fibromatologia è una di quelle malattie, caratterizzata da dolori invalidanti diffusi in tutto il corpo, che farebbe impazzire il Ministro Brunetta, perché molti che stanno male non avevano modo, fino ad ora, di dimostrarlo e passavano per “fannulloni”.
Da oggi però questa sindrome ‘invisibile’ non lo è più; è stata, infatti, associata a specifiche alterazioni cerebrali, ‘fotografabili’ grazie a un esame ad hoc: la tomografia a emissione di fotone singolo (Spect).
La ricerca – coordinata da Eric Guedj del Servizio centrale di biofisica e medicina nucleare dell’AP-HM di Timone, Marsiglia, e pubblicata sul ‘The Journal of Nuclear Medicinè – promette di restituire dignità a pazienti oggi incompresi spesso dagli stessi medici, e additati a volte come ‘malati immaginari’.
Solo in Italia la fibromialgia colpisce circa 2 milioni di persone, donne nel 90% dei casi.
In particolare, nelle malate risulta una perfusione anomala di sangue nel cervello: un’iperperfusione nelle regioni cerebrali che hanno il compito di discriminare l’intensità del dolore, e un’ipoperfusione nelle zone coinvolte nella risposta emozionale al dolore.
Lo studio conferma l’ipotesi, già precedentemente avanzata dalla comunità scientifica, che la fibromialgia sia legata a una disfunzione dei circuiti cerebrali del dolore. E dimostra che la fibromialgia è un male reale, e non una fantasia per ipocondriaci spaventati da un mostro che non c’è.
- Redazione
- 13 Novembre 2008










