Secondo i carabinieri del Rac l'omicidio di Barbara Cicioni sarebbe maturato in ambiente strettamente familiare; di parere opposto l'analisi del consulente della difesa Francesco Bruno

Per i carabinieri del Rac (Raggruppamento analisi criminologiche) l’omicidio di Barbara Cicioni, la donna uccisa a Marsciano nel maggio di un anno fa e della cui morte è imputato il marito Roberto Spaccino, sarebbe maturato in un ambiente strettamente familiare, escludendo con tale dire le ipotesi del furto e della rapina sostenute dalla difesa. Gli esperti dell’Arma hanno reso la loro deposizione davanti alla Corte d’Assise di Perugia nella giornata di giovedì.
Gli investigatori del Rac, che hanno iniziato a collaborare con il pm Antonella Duchini da poco dopo l’omicidio e che hanno assistito anche all’interrogatorio in carcere dell’ex camionista, hanno sostenuto che in base alle loro analisi la Cicioni è stata uccisa da un soggetto che aveva già attitudine alla violenza nei suoi confronti. Nel corso della loro testimonianza è stato anche sottolineato che lo stato nel quale venne la casa non indicavano una rapina o un furto ma un tentativo di sviare le indagini.
Il criminologo Francesco Bruno, il consulente della difesa oggi presente in aula, ha sostenuto una tesi totalmente opposta, sostenendo che il lavoro svolto dal Rac “è stato solo un lavoro probabilistico che tende a dimostrare la fondatezza dell’ipotesi accusatoria” e che sarebbero stati gli stessi carabinieri “a sostenere che i dati a loro disposizione sono troppi e non concordanti tra loro”.
Bruno ha concluso il suo intervento dichiarando di avere in testa cosa possa essere successo e che la ricostruzione della difesa verrà tirata fuori al momento opportuno.

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