Ho sempre sostenuto che la caccia deve restare il più possibile lontano dalla politica per non esserne condizionata. Ritengo tuttavia che essa non possa nel contempo non considerare utile e giovevole avere un confronto con le Istituzioni (Parlamento, Governo, Regioni e Provincie) che nel loro ordinamento hanno specifiche competenze sulla gestione dell’attività faunistico venatoria.
E su questo piano qualsiasi riflessione può tornare utile nel momento in cui, ad esempio, in Abruzzo si provvede al rinnovo del Consiglio regionale.
Ritengo utile esternare con un “lapis” solo alcune considerazioni.
In primo luogo, su tutto e prima di tutto, l’impellente necessità, a livello nazionale, di riformare la legge della caccia n.157/92 e quella sulle aree protette n.394/91, che tanto incide ad esempio sul territorio abruzzese, non ha torto, considerata la “REGIONE DEI PARCHI”.
La riforma di questi ordinamenti avrà un riflesso positivo per tutti i cittadini delle regioni italiane, atteso che l’attuale esercizio venatoriobtrova oggi sempre più crescenti difficoltà per il suo svolgimento. Lo stesso dicasi per la normativa sulle aree protette, che di fatto escludendo dalla gestione gli agricoltori ed i cacciatori, realizza obbiettivi limitati, rispetto alla pratica attuazione degli interessi legittimi di categorie che dovrebbero essere considerate, a tutti gli effetti, alla stregua delle Associazioni Ambientaliste.
Infatti gli agricoltori ed i cacciatori sono da considerare protagonisti attivi nella gestione del territorio nel suo complesso,compreso naturalmente quello destinato a parchi ed ad aree protette.
I cacciatori e gli agricoltori, quindi, debbono far parte degli Enti parco. Occorre nelle aree protette una gestione integrata del territorio, coniugando cioè il rispetto ambientale, alla necessità di salvaguardare lo sviluppo economico, soprattutto ai fini dei livelli occupazionali dei cittadini residenti.
Su questo piano la recente indagine conoscitiva, esperita negli ultimi giorni d’ottobre di quest’anno, in seno alla Commissione Ambiente della Camera, mediante l’audizione del Presidente di FEDERPARCHI, e la discussione che ne è seguita, lascia a ben sperare sul piano di una rapida e sollecita revisione della legge 394/91.
E’ di tutta evidenza che all’interno della revisione della normativa, occorra assolutamente prevedere nuovi e più forti compiti di gestione che devono essere ricondotti al Ministero dell’Ambiente ed alla Conferenza Stato-Regioni ed alle Provincie Autonome di Trento e di Bolzano.
Nella riforma della legge si preveda poi l’istituto del referendum consultivo, da indire a livello regionale, affinché siano le popolazioni residenti a dare un primo parere in ordine alla nuova istituzione di aree protette ,nuove confinazioni ed allargamento delle stesse.
La proposta avanzata di considerare utile nel percorso della riforma delle legge 157/92, l’adozione di un calendario nazionale per la selavaggina migratoria, può essere proficua ai fini di un esercizio venatorio non condizionato da calendari con tempi e specie di caccia palesemente difformi tra regioni e regioni.
I cacciatori italiani sarebbero i primi a trovarne giovamento. Quest’ultimi infatti sono oggi fortemente condizionati per i loro movimenti all’interno dei singoli ATC.
Così pure l’auspicata riforma della struttura, delle competenze e del numero degli ATC stessi, potrà essere utile ai fini di una più equa distribuzione della densità venatoria all’interno delle singole regioni, ed attutire la conflittualità oggi esistente. E’ di tutta evidenza infine che tutte le regioni italiane e non solo alcune di esse, diano corso ai provvedimenti di caccia in deroga.
Sorprende in senso negativo che la Regione Abruzzo su questo piano non abbia adottato nessun provvedimento, soprattutto per la specie storno, che tanti danni procura alla colture agricole. E anche su questo problema è impellente la necessità che il Governo Italiano sia autorizzato dalla Commissione U.E. a poter reintrodurre lo storno fra le specie cacciabili di cui all’allegato II-2 della Direttiva CEE N.409/79.
E’ fuori discussione, però, che alcune questioni dovranno essere affrontate e realizzate dal nuovo Consiglio regionale d’Abruzzo e dalla Giunta che ne scaturirà.
Provo a riassumerne alcune: revisione degli indirizzi di pianificazione faunistico venatoria; definizione uniforme del carico venatorio; predisposizione di un calendario pienamente aderente alla legge regionale; comparto unico alla migratoria su tutto il territorio regionale e un calendario della caccia al cinghiale coerente con le reali esigenze dei territori; tavolo di concertazione con gli Enti Parco per la individuazione di aree cinofile e zone di ripopolamento e cattura all’interno degli stessi, trasferimento delle competenze in materia di aree cinofile e zone di ripopolamento e cattura dalle provincie agli ATC.
Ed altro ancora: riduzione delle tasse regionali e quota d’iscrizione agli ATC per i nuovi patentati (due anni); attuazione dei regolamenti previsti dalla legge regionale n. 10/2004: attivazione dell’Osservatorio Faunistico Regionale; revisionare i confini del Parco Regionale Velino Sirente; proporre al governo la revisione dei parchi nazionali presenti in Abruzzo con l’individuazione delle aree contigue all’interno degli attuali confini.
C’è molto da fare!











