La nuova dipendenza patologica è così rilevante che gli specialisti stanno approntando le cure per una sindrome destinata ad accentuarsi per l'incertezza di un'occupazione stabile

Ci sarà pure qualche migliaio di fannulloni, come dice Brunetta, ma ci sono anche un milione di dipendenti dal lavoro in Italia. Non sono certo soli, accompagnati da centinaia di migliaia di dipendenti da internet, dal cellulare, da shopping compulsivo, da gioco d’azzardo patologico.
La “Rete nuove dipendenze patologiche” ha provato a fare il punto di un problema che in Giappone è già un’emergenza sanitaria. Tanto che gli esperti italiani sono già al lavoro per mettere a punto un protocollo speciale proprio per definire il percorso di cura di questi nuovi malati.
Rosa Mininno, direttore scientifico della Rete spiega che “ci sono centinaia di migliaia di persone coinvolte, di tutte le categorie sociali, economiche e anagrafiche: i più a rischio sono i giovani; le donne per le dipendenze affettive“.

Le persone che vivono questi disturbi provano una grande sofferenza. Queste dipendenze compromettono non solo l’aspetto psicologico della persona ma “anche quello fisico, familiare o di coppia e, in generale, tutte le relazioni affettive fondamentali: i dipendenti dal lavoro, per esempio, possono percepire il coniuge come un estraneo compromettendo la sfera affettiva a familiare”.
La specialista riferisce che questi disturbi, insidiosi perché meno riconoscibili rispetto a una dipendenza da sostanza, sono in espansione.

“Ecco alcuni atteggiamenti tipici – spiega una nota – che possono aiutare a riconoscere il problema: l’incapacità di resistere all’impulso di mettere in pratica un comportamento; la sensazione crescente di tensione prima dell’inizio dell’atto o quella di perdita di controllo durante l’atto; tentativi ripetuti di ridurre, controllare o abbandonare il comportamento; la reiterazione dell’atto nonostante la consapevolezza che possa causare o aggravare problemi di ordine sociale, finanziario, psicologico o psichico”.

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