Un’inchiesta di Peace link sulle emissioni industriali cancerogene, mutagene, teratogene e neurotossiche dà una rappresentazione dell’Umbria che sconvolge ogni luogo comune.
Con tale inchiesta vengono esaminate emissioni ad altissimo rischio per la salute della popolazione, di cui si parla molto poco ma che stanno entrando in modo subdolo nei polmoni, nella falda idrica e nella catena alimentare.
Peacelink è una associazione di volontariato dell’ informazione che dal 1992 offre una alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi.
Tutti i volontari di PeaceLink svolgono il loro lavoro a titolo puramente gratuito, per dare voce a chi non ha voce.
Anche se l’inchiesta ha dei limiti auto-dichiarati, il risultato è che l’Umbria ne esce davvero male.
I limiti della classifica risiedono principalmente nel fatto che essa contempla le fonti di
emissione legalmente comunicate al Ministero dell’Ambiente. Le emissioni illegali pertanto non rientrano in questa ricerca. Altro limite è la fonte: sono le aziende stesse che comunicano i propri dati.
Benché esista una procedura di validazione a livello istituzionale, ci si deve accontentare di quanto dichiarato dalle aziende. Tali dati sono forniti dalle stesse aziende al Ministero dell’Ambiente e sono frutto a volte di stime, a volte di calcoli e a volte di misurazioni.
Se, come fatto nell’inchiesta, si sceglie il seguente “paniere” di inquinanti considerati cancerogeni, mutageni, teratogeni eneurotossici inventariato fra le emissioni del registro INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti):
● Diossine e furani: emissioni in aria
● Mercurio: emissioni in aria e acqua
● IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici): emissioni in aria e acqua
● Benzene: emissioni in aria e acqua
● PCB (Policlorobifenili): emissioni in aria
● Piombo: emissioni in aria e acqua
● Arsenico: emissioni in aria e acqua
la provincia di Perugia si colloca al 17mo posto nella graduatoria nazionale, seguita da Terni al 19mo.
Ma la cosa più grave che l’Umbria è l’unica regione in cui tutte le sue provincie sono collocate ai primi venti posti della graduatoria.
Certo non ci sono i valori di Taranto e Livorno, ma – restando al centro Italia – ci sono province che se la passano meglio: Firenze, Grosseto, L’Aquila, Pescara, Macerata, Roma che è al 37mo posto.
L’Umbria è dunque la regione più inquinata dell’Italia centrale.
Gli inquinanti sopra indicati sono stati considerati degli indicatori della potenziale compromissione ambientale per la loro pericolosità. Spesso le emissioni di questo tipo sfuggono alle misurazioni delle centraline urbane di monitoraggio che rilevano solitamente i “macroinquinanti”.
Le emissioni cancerogene, mutagene, teratogene e neurotossiche richiedono a volte analisi complesse e non possono essere monitorate in continuo con sistemi “in automatico”.
Ad esempio le diossine e i furani sono “microinquinanti” per eccellenza: richiedono attrezzature specializzate e non possono essere monitorati dalle classiche “centraline” per il traffico.










