Novembre è il mese in cui si registra il maggior numero di avvelenamenti

E’ tempo di andare a funghi, ma sarebbe meglio evitare di cacciarsi nei guai.
Guai grossi perché ogni anno, stando alle stime degli esperti, sono circa 500 i casi di intossicazione acuta dovuta all’ingestione di questi vegetali, protagonisti di molti piatti della cucina tricolore: da una semplice gastroenterite tossica a una gravissima insufficienza epatica, potenzialmente letale.
Fortunatamente i decessi legati a questa causa sono scesi di anno in anno, e si limitano a pochi casi isolati.
La discesa dipende da una serie di fattori: gli italiani sono più informati e rischiano meno. Il più delle volte, inoltre, preferiscono che il raccolto passi l’esame del micologo.
Poi si dispone di mezzi terapeutici più efficaci, che c consentono di salvare il paziente se si interviene in tempo utile.
Soprattutto in novembre cresce il numero di connazionali che si inoltrano nei boschi a caccia di funghi. Ma il 90% dei casi di avvelenamento – si concentra nel trimestre settembre-ottobre-novembre.
Circa il 70% degli “incidenti”, causati da funghi tossici, ma non mortali, si manifesta solo con una sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico (nausea, vomito, crampi addominali, diarrea) che, nella stragrande maggioranza dei casi, si risolve spontaneamente o con l’aiuto della terapia sintomatica (reidratazione, antispastici, antivomito). Un altro 10%, determinato da funghi contenenti sostanze letali chiamate amatossine, si manifesta invece con una grave sindrome da insufficienza epato-renale potenzialmente mortale.

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