La sanità del vicino è sempre più verde. Si potrebbe usare questa riedizione del proverbio per commentare il fatto che nel 2007, la mobilità sanitaria, cioè andare fuori del proprio ambito naturale, è aumentata del 7 per cento. E si va sempre più all’estero.
Secondo una ricerca la Fondazione Mentore, nel 2007 si è assistito a un aumento del 7% rispetto al 2006 dei così detti viaggi della speranza. Le principale direttrice dello spostamento è sempre quella interna ai confini nazionali (51 per cento del fenomeno) , anche se per la prima volta nel 2007 le segnalazioni inerenti i viaggi all’estero (25 per cento del fenomeno) superano quelle degli spostamenti all’interno della propria regione di residenza (24 per cento).
Per la Fondazione, le lunghe liste di attesa, insieme alla frammentazione e diversificazione dei servizi sanitari regionali, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei malati cronici, rappresentano una delle cause più significative della mobilità sanitaria, nonché l’ostacolo principale all’effettiva fruizione delle prestazioni sanitarie individuate nei Livelli Essenziali di Assistenza e alla tempestività e qualità delle cure.
In dettaglio la situazione è questa:
A – La mobilità internazionale costituisce il 25% del fenomeno: con una relazione inversa tra età del paziente e propensione alla mobilità. I dati dimostrano che il 50% di questo fenomeno è caratterizzato da individui con età inferiore ai 35 anni.
Quattro le ragioni principali che inducono a recarsi all’estero:
– necessità di intervento chirurgico 32%,
– necessità di trapianti 17%
– riabilitazione 11%
– malattie rare 10%
Solo al quinto posto, mentre nel 2006 primeggiava, con meno del 10% di segnalazioni, troviamo la necessità di sottoporsi a specifiche terapie.
B – mobilità interregionale 51% del fenomeno che ci interessa:
Due i motivi principali che inducono a cambiare regione per curarsi meglio:
– nel 55% dei casi viene segnalata la necessità di sottoporsi ad intervento chirurgico (l’anno precedente erano “solo” il 45%),
– nel 10% la necessità attiene la riabilitazione.
L’area specialistica maggiormente interessata in questi viaggi tra regioni diverse è l’oncologia, con il 34% delle segnalazioni, segue ortopedia (32%) e neurologia (10%).
Occorre però sottolineare, argomento di questo convegno, il particolare andamento dei flussi interni:
Tre le principali direttrici sono
Nord-nord con quasi il 90% dei cittadini del nord che si spostano in un’altra regione, restano nella stessa area geografica del Paese,
Centro-nord: percorsa con una percentuale vicina al 60% dei residenti costretti a viaggiare per curarsi, Isole-nord: poco più del 50% di isolani che necessitano di cure seguono questa direttrice.
In sintesi, quasi tutti vanno al nord mentre quasi nessuno si reca nelle isole o al sud.
C – mobilità intra-regionale rappresenta circa il 24% del fenomeno:
si registra come una sorta di mobilità “forzata” quella all’interno della propria Regione: spostamenti dettati ancor di più dal puro stato di necessità.
Tra i motivi più ricorrenti emerge
– carenza di strutture sul territorio (44%),
– le lunghe liste di attesa (22%)
– mancanza di posti letto per ricoveri nei presidi sul territorio (18%),
– mancanza di apparecchiature diagnostiche avanzate (15%).
Le aree specialistiche che generano più questo fenomeno sono costituite dalla necessità di interventi chirurgici (40%), diagnostica (18%), riabilitazione (16%) e visite specialistiche (10%).
In tema di mobilità interna c’è anche un “federalismo” sanitario in Italia, nel senso che ciascuna regione ha una “specialità” che piace ai vicini.
L’Emilia Romagna, ad esempio, attrae per quelle osteomuscolari e del sistema nervoso, mentre in Umbria molto alto è il valore riferito a traumatismi e avvelenamenti. In Molise c’è un picco per le malattie del sistema nervoso e gli organi di senso, e i tumori per pazienti di sesso femminile.
La Lombardia è una delle regioni a più alto indice di attrazione per la mobilità sanitaria.
Anche il Molise, però, è una delle regioni a più alta mobilità, sia in entrata che in uscita, con quasi il 25% delle dimissioni. L’atlante sanitario presentato dall’Istituto superiore di sanità fotografa ancora una volta il forte turismo sanitario presente nella nostra penisola, non solo da nord a sud, ma anche da est a ovest. Le regioni del Sud registrano il 20% del totale delle dimissioni di pazienti non residenti, nelle regioni del Nord il valore è praticamente doppio (41%).
Anche Umbria, Emilia Romagna, Abruzzo e Basilicata hanno una quota relativamente intensa di dimissioni di residenti extra-regionali, con un indice di attrazione che oscilla tra 12 e 15%. Molto basso invece l’appeal di Campania, Calabria e Puglia con un indice tra il 2 e 4%.
La maggior parte dei ‘viaggi’ si fa per farsi curare malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, come le artropatie, e quelle del sistema nervoso e organi di senso (10%), seguite dai tumori (10%). Per le altre patologie la mobilità si attesta invece tra il 3 e l’8%.










