Secondo l'Ispel, la tensione si accumula ed esplode con maggior frequenza proprio alla fine della settimana lavorativa, il venerdì

“Se quaranta ore la settimana vi sembrano poche…” così si diceva, quando si puntava a ridurre la durata della settimana lavorativa.
Poi, con la globalizzazione, il discorso è stato accantonato ed anche l’Italia si è messa a fare concorrenza alla Cina in tema di infortuni sul lavoro, dimostrando che sono proprio le ultime ore di lavoro di una lunga settimana quelle più pericolose.
Il venerdì, infatti, è il giorno più ‘nero’ per i lavoratori. Colpa dello stress
, più accentuato alla fine della settimana, che può favorire gli incidenti sul lavoro riducendo la percezione del pericolo.
Lo rileva il commissario straordinario dall’Istituto nazionale per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl), Antonio Moccaldi.

Uno studio dell’istituto ha analizzato 2.500 casi di infortuni mortali sul lavoro. Si è visto che il 60% circa di questi era legato a comportamenti dei soggetti coinvolti, nei quali lo stress può contribuire a ridurre la percezione del pericolo.
Non è un caso, quindi, che alcuni tra i più gravi incidenti nel nostro Paese siano avvenuti il venerdì.
Affrontare adeguatamente il problema è particolarmente necessario in questa fase di crisi economica che potrebbe anche far esplodere il fenomeno a causa della maggiore tensione a cui i lavoratori sono sottoposti, con un maggiore rischio di perdita del posto di lavoro. Con ripercussioni, oltre che sulla salute dei lavoratori, anche sui bilanci degli Stati.
Secondo l’Istituto per la sicurezza del lavoro statunitense (Niosh), i costi potrebbero addirittura esplodere. Riferendosi a uno studio su 46 mila persone realizzato negli Usa, ogni lavoratore sottoposto a stress costa circa 600 dollari in più. E l’attuale situazione economica farà crescere del 25% lo stress sui luoghi di lavoro.

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